Osimo – Il “pasticciaccio brutto” Comune, Astea, Cma

I cittadini chiedono chiarezza sulla gestione del servizio idrico e sull’intricato scambio di azioni fra enti pubblici e società private

Osimo – Il sole fatica ancora a trovare un pertugio da cui splendere in casa Astea. Le temperature glaciali di questi giorni si sono riversate negli interni del palazzo di via Guazzatore, portando venti di polemica e una pioggia di giudizi discordanti. A puntare il dito sulle ultime operazioni promosse dall’amministrazione comunale, la rappresentante del Gruppo Misto Maria Grazia Mariani. Dopo le lunghe discussioni circa la vendita del 70% dell’Astea Energia al Gruppo Gas Rimini – conclusa a fine dicembre – il j’accuse che inaugura il nuovo anno ha per oggetto il trasferimento delle azioni Astea del Comune a C.M.A. (Centro Marche Acque S.r.l.).

Maria Grazia Mariani, consigliera del Gruppo misto
Maria Grazia Mariani, consigliera del Gruppo misto

E tra una Mariani che punta i piedi parlando di: «operazione scellerata che intenta al patrimonio osimano», e un sindaco che in risposta rimbrotta la consigliera di: «spaventare e agitare le acque per mera visibilità politica», a farne le spese sono i cittadini, che trovandosi impigliati tra due fuochi avversi hanno smarrito la bussola e chiedono a gran voce un incontro pubblico in cui venga fatta chiarezza sulle scelte che riguardano Astea, in modo tale da calare il sipario sul triste spettacolo di lotte intestine – rigorosamente social – che vedono quotidianamente protagoniste le varie fazioni politiche.

Ma facciamo un passo indietro per cercare di sbrogliare la matassa o, quanto meno, mettere in ordine i tasselli di questo nuovo rebus. Lo scorso sedici luglio in sede comunale è stata approvata la proposta di emendamento che proponeva il trasferimento delle azioni Astea comunali a C.M.A., società affidataria della gestione del servizio idrico integrato (S.I.I.), nelle località comprese all’interno dell’ambito territoriale n. 3 Marche Centro – Macerata.

Il sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni
Il sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni

Al pari di Osimo – che in seno a C.M.A. detiene il 20.17% di quote – la stessa cessione è stata approvata da Recanati, Montecassiano, Porto Recanati, Loreto, Montelupone, Potenza Picena, ovvero gli altri Comuni che fanno parte sia di C.M.A. che di Astea, quest’ultima incaricata – tra le altre cose – di gestire il sistema idrico locale.

La scelta di conferire le azioni di Astea alla C.M.A., determinando un considerevole aumento del capitale sociale di quest’ultima – da diecimila euro ad oltre due milioni, insieme a un patrimonio netto di circa sessantacinque milioni di euro – deriva dalla volontà di organizzare un servizio pubblico il più possibile omogeneo.

La sede di Astea in via Guazzatore.
La sede di Astea in via Guazzatore.

L’affidamento diretto in house providing deve però poter contare su una società interamente pubblica, e poiché Astea, uno dei due soggetti gestori di cui C.M.A. si avvale – a cui l’Autorità Territoriale ha concesso l’affidamento del servizio idrico – ha al suo interno soci privati, è stata intrapresa la strada del passaggio di quote dall’una all’altra società. In questo modo Astea viene assorbita da C.M.A. e allo stesso tempo mantiene la gestione del servizio idrico a livello locale – coordinato sempre da C.M.A. –

Restano comunque da precisare alcuni dettagli della vicenda, tra cui quelli messi in rilievo dalla Mariani. Su tutti, i costi dell’operazione, in termini di nuove poltrone assegnate, e le conseguenti ripercussioni sulle tariffe a carico dei cittadini.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel Sanremo che non c’è più

E che il Covid non sia la scusa per coprire la latitanza della canzone italiana


3 marzo 2021 – Si può scrivere, perché in fondo lo penso davvero, che la prima serata del 71° Festival della canzone italiana di Sanremo non mi sia piaciuta? Facile sparare sulla Croce Rossa, certo, ma proprio non ce la faccio a trovare aggettivi “complimentosi”. E se a metà serata di un brodo allungato con cento banalità mi sono addormentato sul divano – non mi era mai successo nelle ultime cinquanta edizioni – significa che proprio non mi è piaciuto.

Direte: sei cattivo, ingeneroso, fallo tu, in questi tempi da colera, un Festival come si deve. Un Festival con le mascherine, senza pubblico, con l’obbligo del distanziamento. Anzi, di più, con l’obbligo di farlo a tutti i costi perché i conti Rai vanno messi a posto costi quel che costi.

Osservazioni sacrosante, certo; infatti, fosse dipeso da me non lo avrei fatto. Ma non è questo il punto dal mio punto di vista, sia ben chiaro. Un punto di vista del tutto personale di uno che, siccome paga obbligatoriamente un canone per accendere la Rai, si sente autorizzato a esprimere pubblicamente quel che della Rai gli piace o non gli piace. Direte: se non ti piace, cambia canale. Certo, azione possibile ma, se lo facessi, porrei fine ad una onorata carriera ormai antica di fedelissimo del Festival che in passato non ha mai saltato un’edizione. Perché troncare di netto la mia personalissima corsa verso un record: quello cioè d’ascoltatore fedele nei secoli?

Non ci sono più i Festival di Sanremo di una volta, semplicemente perché non ci sono più le canzoni di una volta, i cantanti di una volta, gli ospiti e le star di una volta. Forse, non c’è più neppure una volta, sì, quella volta là che… E qui casca l’asino, cioè io. Perché una volta non c’è mai stato il Covid di oggi… ma che non sia una scusa, però. Come non sia una scusa che non c’è più il pubblico di una volta.

Ieri sera, Fiorello (in foto a destra) non è mai stato il Fiorello di una volta e, di conseguenza, neppure Amadeus (in foto, a sinistra). Bravi per “mestiere” e nulla più. La co-conduttrice Matilda De Angelis ha fatto simpaticamente e disinvoltamente il suo; Zlatan Ibrahimović ha fatto la caricatura di Zlatan ma lo vedo meglio in pantaloncini corti e scarpette chiodate nonostante l’età; il glam rock di Achille Lauro va da sé che non mi è piaciuto (ma sono io l’asino, l’ho già detto), mentre Loredana Bertè è stata sì quella di una volta grazie al medley di successi del passato. Certo, la Bertè di una volta aveva un’altra voce ma gli anni passano per tutti mentre i successi restano.

Sulle canzoni in gara stendo un velo pietoso, lo stesso velo che si è steso sui miei occhi fino a quando non si sono chiusi portandomi da Morfeo. Finché sono riuscito a tenerli aperti, quel che hanno sentito le mie orecchie hanno fatto stridere i nervi e attanagliare le viscere. Sul palco ad esibirsi, a parte un paio d’eccezioni, non c’erano i testimonial della musica italiana d’autore bensì i più cliccati sul web. E lo sa il mondo intero: non bastano 10 milioni di like per fare di un pezzo una canzone con la C maiuscola, o di un cantante un grande interprete con una grande voce.

Era il primo ascolto quello di ieri, un ascolto per giunta assonnato. Per cui rimando altri giudizi alle successive serate, nella speranza che Morfeo si faccia i fatti suoi. Chiudo con gli ascolti di ieri. 11 milioni 176 mila, pari al 46.4% di share, i telespettatori che hanno seguito su Rai1 la prima serata del 71° Festival di Sanremo nella prima parte; la seconda parte ne ha avuti 4 milioni 212 mila con il 47.8%  Lo scorso anno, sempre nella prima serata, la prima parte aveva avuto 12 milioni 480 mila spettatori con il 51.2%, la seconda 5 milioni 697 mila con il 56.2%. Curiosissimo di vedere come andrà questa sera.

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