Osimo – Era ai domiciliari, marocchino arrestato per evasione

Condannato nel dicembre 2016 per violenza sessuale

Osimo – Nel pomeriggio di ieri i carabinieri della Stazione di Filottrano e Osimo, nel contesto di autonoma attività investigativa con mirati controlli incrociati diretti dal maggiore Raffaele Conforti, hanno tratto in arresto per il reato di evasione El Ghaddasi Tarik, nato in Marocco nel 1980, residente a Osimo, coniugato, nullafacente, pluripregiudicato.

L’uomo, attualmente sottoposto al regime degli arresti domiciliari presso la propria abitazione in esecuzione dell’ordinanza 8826/16 R.G.N.R., emessa dal Tribunale di Ancona per il reato di violenza sessuale, commesso in Osimo lo scorso dicembre 2016, è stato sorpreso e bloccato dai militari mentre, furtivamente, rientrava nella propria abitazione dopo esserne uscito senza regolare autorizzazione.

L’arrestato, condotto negli uffici della Compagnia osimana, è stato sottoposto al fotosegnalamento e ai rilievi dattiloscopici e, al termine delle formalità di rito, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria è stato riproposto alla stessa misura cautelare degli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza del rito direttissimo fissata per la mattinata odierna.

In ragione del comportamento trasgressivo dell’arrestato, verrà formulata una richiesta di aggravamento dell’attuale misura coercitiva, ritenendo la misura della custodia in carcere l’unica idonea alla tutela delle esigenze cautelari, tenuto conto anche della natura altamente trasgressiva del soggetto, che ha già evidenziato la sua grave pericolosità sociale.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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