Osimo – Debellata la banda dei ladri pendolari pugliesi

Arrestate 8 persone specializzate in furti ai depositi di merce

OsimoSono definiti i pendolari del furto. Dalla città di Foggia e dalla provincia foggiana si spostavano nel centro-nord Italia per rubare nelle aziende di stoccaggio di merce. Avevano scelto le Marche ed in particolare le province di Ancona e Macerata, considerati territori fertili da depredare, senza tener conto dei carabinieri della Compagnia di Osimo che nel frattempo li avevano individuati e li attendevano per arrestarli.

Sono diverse le bande organizzate che rubano ogni tipo di merce con l'ausilio di Tir. Una pratica diffusa che prima o poi viene comunque stroncata dall'ottimo lavoro dei Carabinieri
Sono diverse le bande organizzate che rubano ogni tipo di merce con l’ausilio di Tir. Una pratica diffusa che prima o poi viene comunque stroncata dall’ottimo lavoro dei Carabinieri (foto d’archivio)

I carabinieri, al comando del cap. Raffaele Conforti, ed il Nucleo Operativo Radiomobile diretto dal luogotenente Luciano Almiento, dopo indagini articolate e intercettazioni telefoniche, controlli e pedinamenti, sono riusciti ad incastrare e arrestare le otto persone della banda. Avevano appena compiuto il furto di circa 500 pneumatici tutti nuovi per un valore quantificato in oltre 250 mila euro, tutti caricati su un semirimorchio di circa 13 metri, stracolmo e trainato da una motrice. Semirimorchio e motrice risultati poi rubati in Foggia, in località San Severo.

Le indagini sono iniziate nel mese di novembre 2016, dopo alcuni furti di rame avvenuti in località San Biagio di Osimo e Osimo Stazione. Le speciali modalità operative con cui erano stati eseguiti, e la cadenza settimanale, avevano permesso agli investigatori osimani di  giungere alla conclusione che si trattava di una banda specializzata, composta da numerose persone che agivano con volto parzialmente modificato, agli ordini di un “capo” che coordinava tutto il sodalizio, ovvero il basista di Loreto.

Il tutto eseguito sempre a colpo sicuro, con la presenza di un complice che conosceva bene l’ambiente in cui operavano, le aziende da depredare e con la certezza della merce da asportare. Altra particolarità: i luoghi in cui colpivano si trovavano quasi sempre a pochi passi dai caselli autostradali.

Di conseguenza, le indagini venivano estese in tutta la provincia di Ancona e non solo, prendendo in considerazione le zone industriali ubicate presso i caselli A/14 della riviera marchigiana.

L’indagine minuziosa ha dato i primi risultati quando sono stati individuati alcuni Tir e automobili in uso a soggetti di origini foggiane, alcuni dei quali dediti ai furti in capannoni industriali. La conseguente attività di controllo ha poi individuato più soggetti, sempre di origini foggiane, che erano collegati con un loro “paesano” residente in Val Musone.

Intensificati i servizi, e ipotizzate le probabili date in cui potevano colpire, la sera dell’ 11.01.2017 i carabinieri di Osimo hanno predisposto un servizio capillare di controllo presso i caselli autostradali e le zone industriali: due autoradio, cinque pattuglie in divisa e tre in borghese.

Alle 22.30, individuato il basista presso il casello A/14 Ancona Nord, scattava l’operazione. Veniva individuata anche la presenza di due autovetture di soggetti di origini foggiane, pluripregiudicati per furti specifici.

Era ormai chiaro che si stava per commettere un furto ma bisognava capire dove.

La risposta arrivava all’una di notte, al casello di Osimo, sottoforma di una motrice marca Scania di colore rosso rubata in quel di Foggia. Pedinata a distanza dai militi, questa giungeva nella zona industriale di Jesi presso un deposito di gomme. Immediatamente, venivano messi sotto sorveglianza tutti i caselli autostradali e tutta la SS 16 con l’ausilio di altre pattuglie dei nuclei di Jesi e Ancona.

Un deposito di pneumatici per auto
Un deposito di pneumatici per auto

Verso le 2.00 la motrice usciva dal deposito di gomme trainando un grosso rimorchio lungo circa 13 metri, la seguiva un’autovettura di grossa cilindrata, sempre in uso ai pregiudicati foggiani. A ruota, dal deposito usciva anche una station wagon con 6 persone a bordo. L’autoarticolato e la vettura “staffetta” entravano subito in autostrada direzione sud, mentre i sei soggetti si dirigevano in un parcheggio dove avevano lasciato in sosta le proprie auto.

All’altezza del casello A/14 di Osimo, dopo una repentina e breve fuga con inseguimento, quattro pattuglie bloccavano il Tir rubato e l’auto staffetta, accertando così che il rimorchio era stracolmo di pneumatici di varie marche e misure. L’autista del tir e quello dell’auto venivano subito dichiarati in stato di arresto.

Nel corso del controllo, il passeggero del Tir riusciva a farla franca scendendo dal mezzo quando era ancora in corsa, dileguandosi nella campagna circostante. Nell’immediato, la sua ricerca dava esito negativo.

In contemporanea, le altre pattuglie provvedevano al fermo e all’arresto degli altri 6 soggetti. Anche in questo caso uno di loro, dopo aver spintonato un carabiniere, tentava la fuga a piedi, ma veniva bloccato prontamente.

L’altro fuggitivo, quello dell’autostrada, è stato già individuato e per lui le ore sono contate.

La banda è risultata essere ben organizzata, composta da soggetti con compiti precisi: “il basista” individuava le ditte da depredare; “il capo” riuniva i partecipanti e organizzava la trasferta; la manovalanza caricava la merce sui bilici; il “palo” funzionava anche da “staffetta”.

Ora che tutti gli arrestati sono stati assicurati alla giustizia e rinchiusi nei carceri di Ancona e Pesaro, inizia per gli investigatori dei carabinieri di Osimo il certosino lavoro di individuare i ricettatori, e soprattutto addebitare al sodalizio la responsabilità dei grossi furti commessi in Provincia di Ancona e non solo.

Il “basista” è stato trovato in possesso di un’agenda nella quale erano segnate le varie città da colpire, con abbinata la tipologia di merce esistente nelle ditte del luogo e che veniva trattata più sovente. Ad esempio: per Osimo il rame ed i pannelli fotovoltaici; per Filottrano e Civitanova era indicato l’abbigliamento; per Porto Sant’Elpidio e il fermano le scarpe con tanto di marchio; per i comuni dell’ascolano il pesce e così via.

Per quanto riguarda invece la provincia di Macerata, alla banda è già stato attribuito il colpo commesso pochi giorni fa a Treia, dove dalla ditta “Filottrani” sono state asportate circa 20 stufe a pellet per un ingente valore commerciale. Sicuramente sono gli stessi autori dei furti di stufe avvenuti in Sarnano, Castignano e Ripatransone.

I componenti della banda arrestata

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  1. CONSOLE Giuseppe, nato a Foggia il 02.07.1955, residente a Loreto (AN), vedovo, autista, pluripregiudicato, (basista);
  2. DI CANIO Antonio, nato a Foggia il 12.06.1971, ivi residente, coniugato, operaio, pluripregiudicato;
  3. DI CANIO Gaetano, nato a Foggia il 30.03.1969, ivi residente, coniugato, bracciante agricolo, pluripregiudicato;
  4. DI CANIO Michele, nato a Foggia il 22.03.1975, ivi residente, coniugato, bracciante agricolo, pluripregiudicato;
  5. DI CANIO Michele, nato a Foggia il 30.01.1994, ivi residente, celibe, nullafacente, incensurato;
  6. LA GATTA Giorgio, nato a Foggia il 25.12.1985, ivi residente, coniugato, nullafacente, pluripregiudicato;
  7. SARROCCO Pasquale, nato a Foggia il 07.06.1991, residente a Castelnuovo della Daunia (FG), celibe, autotrasportatore, pluripregiudicato;
  8. SOCCIO Michele Arcangelo, nato a San Severo (FG) il 17.03.1977, ivi residente, coniugato, disoccupato, pluripregiudicato.

Capo d’imputazione

  • Furto aggravato in concorso – artt. 110, 624 e 625 c.p.;
  • Riciclaggio – art. 648 bis c.p.;
  • Resistenza a un Pubblico Ufficiale – art. 337 c.p.;
  • Lesioni personali – art. 582 c.p..

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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