Osimo – Catturata la banda di brindisini colpevole di circa 40 furti tra Marche e Puglia

Conclusa l'operazione Cash Point: 11 arrestati, circa un milione il danno patrimoniale

Osimo – Ultimo atto dell’operazione Cash Point. Nella notte di venerdì 3 febbraio si sono concluse definitivamente le indagini condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia dei Carabinieri di Osimo ai danni di una banda di undici malavitosi pluripregiudicati brindisini responsabile di svariati delitti contro il patrimonio locale e pugliese.

Dal gennaio 2016 al settembre 2016 il gruppo ha portato a segno oltre quaranta furti – di cui venti identificati, altri venti ancora sotto indagine – contro sportelli bancomat, colonnine self-service di distributori carburanti e gioiellerie. Il danno patrimoniale complessivo stimato si aggira intorno a un milione di euro.

I carabinieri di Osimo presentano alla stampa le conclusioni dell'operazione
I carabinieri di Osimo presentano alla stampa le conclusioni dell’operazione Cash Point. Al centro, seduto, il capitano Raffaele Conforti, comandante del nucleo osimano

I furti hanno riguardato le province di Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno, Bari, Brindisi, Taranto, Lecce. Nell’anconetano i colpi sono stati tre. Nel primo caso si è trattato di un furto tentato ai danni della Unicredit Banca di Polverigi il 2 gennaio 2016, tramite un’esplosione a mezzo di gas acetilene e l’ausilio di autovetture rubate utilizzate come ostacolo per sbarrare la strada ai carabinieri sopraggiunti.

Il 9 aprile 2016 è stata presa di mira la filiale osimana della Banca Popolare di Ancona. Il colpo è stato consumato attraverso la tecnica dello sradicamento, ovvero sventrando la banca con un escavatore dotato di pala meccanica rubato nel vicino cantiere della Lega del Filo D’oro.

Due giorni dopo, l’11 aprile, un nuovo tentativo ha riguardato il bancomat della Cassa di Risparmio di Loreto (CARILO), sito nel Centro Commerciale Grotte Center di Camerano.

In collaborazione con l’Arma di Bari e di Brindisi, il Tribunale di Ancona, tramite la sezione G.I.P. coordinata dalla dottoressa Morrone e G.U.P. ha applicato l’ordinanza cautelare ai danni di cinque soggetti riconosciuti come promotori e diretti esecutori di gran parte dei colpi.

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Si tratta di:

  • Iurlaro Cosimo, nato a Brindisi, classe 1975, ivi residente, coniugato, nullafacente;
  • Bianco Omar, nato a Mesagne (BR), classe 1989, residente a Brindisi, celibe, macellaio;
  • Schiena Vincenzo, nato a Mesagne (BR), classe 1978, residente a Carovigno (BR), celibe, nullafacente;
  • Santoro Marco, nato ad Ostuni (BR), classe 1991, residente a Carovigno (BR), domiciliato a Bari, celibe, nullafacente, pregiudicato.
  • Moro Giovanni, nato e residente a Brindisi, classe 1972, coniugato, operaio, pluripregiudicato, ultimo individuato in ordine cronologico e identificato tra i vertici della banda, in qualità di braccio destro di Iurlaro.

Moro è stato tradotto in carcere presso la Casa Circondariale di Brindisi, mentre gli altri quattro, in stato di fermo già dallo scorso 29 settembre, sono stati collocati agli arresti domiciliari.

Indagati ma in stato di libertà, in attesa di rinvio a giudizio, altri sei componenti della banda aventi ruoli di minore rilevanza:

  • C.N., nato e residente a Brindisi, classe 1969, coniugato, agricoltore, pluripregiuducato;
  • P.A., nato a Gallipoli, classe 1957, residente a Matino (LE), coniugato, titolare di autodemolizione, pluripregiudicato;
  • D.A.S., nato a Fucecchio (FI), classe 1972, residente a Porto Sant’Elpidio (FM), coniugato, pasticcere, incensurato, che all’interno del gruppo ricopriva il ruolo di basista in qualità di procacciatore di appartamenti locali, per lo più isolati, utilizzati come covo della banda;
  • D.T.C., nato a Bari, classe 1970, residente a Modugno (BA), coniugato, titolare di autodemolizione e ricettatore di auto rubate;
  • A. M., nato e residente a Ostuni (BR), classe 1988, celibe, commerciante, incensurato;
  • C.E.D., nato a Mesagne (BR), classe 1973, residente a Osimo, coniugato, operaio, incensurato, basista osimano e protagonista nell’assalto al bancomat di Padiglione.

I colpi venivano preparati dalla banda di professionisti nei minimi particolari, supportati da una conoscenza culturale e morfologica del territorio dovuta a specifici sopralluoghi. I modus operandi prevedevano, di volta, in volta lo sventramento degli obiettivi – come per il bancomat osimano – oppure l’asportazione delle cassette con il denaro tramite la tecnica – utilizzata nel tentato colpo a Polverigi – dello scoppio a mezzo deflagrazione.

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In questo caso veniva iniettata nello sportello erogatore delle banconote una miscela di ossigeno e gas acetilene, utilizzando come innesco una scia di benzina. Entrambe le soluzioni prevedevano il ricorso a chiodi a tre punte che venivano lanciati sulla strada per ostacolare ogni tipo di inseguimento.

Per depistare le forze dell’ordine i membri della banda facevano uso di telefoni intestati a soggetti fittizi, ricorrevano a nomi in codice e comunicavano esclusivamente in dialetto brindisino. La vettura blindata utilizzata per i furti, una Audi RS6 di colore nero del valore commerciale di circa 130 mila euro, dotata di apposite targhe clonate, veniva nascosta in un garage preso in affitto nel comune di Porto Sant’Elpidio.

I malviventi hanno rifiutato la latitanza, confidando in tal modo di ricevere una pena inferiore.

«È stata un’indagine lunga e complessa ma terminata nel migliore dei modi – ha dichiarato il capitano del nucleo osimano Conforti – Si tratta di una banda itinerante ma con base pugliese. Quello marchigiano è un territorio ancora sicuro grazie alla proficua collaborazione tra i cittadini e le forze dell’ordine».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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