Minaccia di chiusura per il canile di Osimo

L’attività di “Amici animali” continua nonostante il numero dei randagi sia diminuito

Osimo. Vi ricordate di Biagio? Il dolce meticcio che fa breccia nel cuore della bella Lilli di fronte a un romantico piatto di spaghetti e polpettine? Un randagio, un cane abbandonato, con la strada come casa e un gruppo sgangherato di amici come famiglia. La storia di Biagio è simile a quella di Bijou, di Zen, di Biscotto…no, loro non fanno parte del cast a quattro zampe di un film di animazione. Loro sono cani reali, vivi e vegeti. Cani che hanno una lunga storia alle spalle, che hanno avuto la sfortuna di ritrovarsi a vivere in un canile, ma la fortuna di incontrare i volontari di Amici Animali, ovvero un’associazione che da tredici anni si prodiga a favore della tutela di cani e gatti abbandonati, promuovendo in particolar modo la cultura dell’adozione attenta e consapevole.

Bijou, una piccola cagnolina bella come il nome che porta
Bijou, una piccola cagnolina bella come il nome che porta

Amici Animali nasce nel 2003 e muove i suoi primi passi all’interno di “Lilly e i vagabondi”, il canile di Osimo che deve il nome proprio alla pellicola Disney. La struttura all’epoca era privata e custodiva un centinaio di cani. Grazie all’impegno dei volontari dell’associazione – oggi più di centoquaranta tra membri attivi e sostenitori – il canile è passato nelle mani del Comune e il numero dei senza casa è nettamente diminuito.

«Il nostro lavoro è quello di prenderci cura dei cani abbandonati a se stessi – spiega Manuela, la fondatrice di Amici Animali – e che vivono in condizioni drammatiche, soprattutto se le strutture a loro destinate sono gestite da privati, perché troppo spesso subentrano gli interessi personali. Il canile non deve essere un lager, tantomeno una discarica, bensì un luogo di passaggio, in attesa che gli animali vengano accolti all’interno di una casa vera e propria».

Per incentivare le adozioni l’associazione osimana ha pensato bene di allestire un sito web che presenta i profili degli inquilini di “Lilly e i vagabondi” – ma anche di altre strutture della zona – con tanto di fotografie e schede informative, in modo tale da far uscire – almeno virtualmente – i cani dalle loro recinzioni.

Biscotto è arrivato a Osimo dal canile di Appignano. Dopo tre settimane nel Magic Box è stato adottato
Biscotto è arrivato a Osimo dal canile di Appignano. Dopo tre settimane nel Magic Box è stato adottato

«Prepariamo i cani a fare il loro ingresso in una nuova famiglia – racconta Manuela –. Molti sono spaventati oppure non sono abituati alla presenza umana. Trascorrendo del tempo con loro impariamo a conoscerli, così siamo in grado di lasciare il cane giusto alla persona giusta». Alcuni volontari hanno anche seguito corsi di educazione cinofila e si offrono di intervenire gratuitamente nel caso in cui le famiglie adottive abbiano difficoltà a rapportarsi con il nuovo arrivato nelle situazioni di vita domestica.

L’iniziativa ha riscontrato subito un successo tanto grande da svuotare letteralmente il canile osimano che ora si ritrova – proprio grazie all’impennata di adozioni – a rischio chiusura. Gli introiti sono legati al numero di cani ospitati e se questo cala – al momento i senza casa osimani sono solo diciotto – vengono meno le risorse per coprire le spese fisse di gestione.

«Un canile che chiude è sempre una buona notizia perché significa che in quella zona il fenomeno del randagismo è diminuito – commenta Manuela – ma in questo caso ci stiamo battendo con forza per salvare la struttura, che è un vero e proprio gioiello. La proposta che abbiamo fatto al Comune è quella di stipulare convenzioni con altre città in modo da ospitare animali stipati in canili sovraffollati».

Il giovane setter Zen è uno degli ultimi arrivati al Magic Box di Osimo
Il giovane setter Zen è uno degli ultimi arrivati al Magic Box di Osimo

Una soluzione che l’associazione sta mettendo in pratica già da due anni. Dal novembre 2014 infatti, Manuela e i suoi compagni affittano ogni mese un box vuoto del canile osimano e lo utilizzano per ospitare cani fuori Comune adottati direttamente da Amici Animali. Un box magico, come è stato rinominato dall’associazione, in cui gli ospiti, curati e coccolati dai volontari, rimangono giusto il tempo necessario a far diffondere il profilo sui social. In due anni sono stati ventinove i cani passati per il magic box e da lì approdati a una nuova casa. Ma non è finita qui: in questi giorni Amici Animali sta lavorando alla costruzione di tre box nuovi in un’area verde vicina al “Lilly e i vagabondi” che l’associazione gestisce in comodato d’uso gratuito da un privato e che non rientra quindi all’interno degli spazi del canile. Gli ospiti – che da due diventeranno sei – verranno trasferiti dalle realtà fuori Osimo in cui l’associazione opera, tra cui Morrovalle che fino a pochi anni fa accoglieva – a fatica – più di trecento cani.

Il lavoro dell’associazione si basa sugli autofinanziamenti e sulle donazioni dei cittadini. Sabato 3 dicembre verrà organizzata una cena presso il ristorante Il Giardino di via Sbrozzola, il cui ricavato sarà utilizzato per aiutare Zen, Bijou e gli altri amici a quattro zampe. Biscotto no. La sua permanenza al magic box è durata solo tre settimane. Ora si gode il calduccio e l’affetto della sua nuova famiglia adottiva.

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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