La solidarietà delle aziende osimane

Dopo le mascherine alle famiglie, nuovi camici e pasti caldi gratuiti agli operatori sanitari dell’ospedale

Osimo, 6 aprile 2020 –  Fioriscono, senza soluzione di continuità, le iniziative di solidarietà verso gli osimani da parte delle aziende locali in stretta collaborazione con l’Amministrazione comunale.

Osimo – La consegna dei nuovi camici donati dalla Agrigest agli operatori sanitari dell’ospedale è stata effettuata dal sindaco Pugnaloni

Dopo la ditta Galassi di Osimo Stazione, che ha permesso al Comune la distribuzione gratuita di 12.000 mascherine alle famiglie con l’aiuto del gruppo Astea, Tipo Luce e molte altre aziende, la Agrigest di San Biagio della famiglia Frontini, ha dato l’opportunità al sindaco Pugnaloni di consegnare all’ospedale di Osimo 10 camici per far fronte all’emergenza Covid-19. Una donazione preziosissima, di questi tempi, quella fatta dalla Agrigest.

Osimo – Camillo Travagliati, titolare dell’Angolo dei sapori, insieme ai suoi collaboratori

Un altro gesto di grande solidarietà è arrivato anche dalla rosticceria L’angolo dei sapori di Via Einaudi e dal suo titolare Camillo Travagliati. Offrirà un pasto caldo a tutti gli operatori sanitari dell’ospedale di Osimo per tutta la durata dell’emergenza.

«La solidarietà delle aziende osimane è davvero un grande gesto, grazie! – Ha rimarcato il sindaco Simone Pugnaloniusciremo vincitori da questa emergenza, ma per riuscirci bisogna stare a casa. Insieme ce la faremo!»

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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