La Enedo spa di Osimo dichiara 35 licenziamenti, la metà degli occupati

Fim, Fiom e Uilm proclamano uno sciopero di otto ore per mercoledì 20 ottobre

Osimo, 19 ottobre 2021 – L’Enedo spa, multinazionale metalmeccanica svedese con sede a San Biagio di Osimo, nell’incontro tenutosi giovedì 14 ottobre ha comunicato alle organizzazioni sindacali il licenziamento di 35 lavoratrici e lavoratori. In altre parole, un taglio di metà del personale considerando che l’organico dell’azienda è di 80 unità.

Fim , Fiom e Uilm  hanno chiesto all’azienda un congruo tempo di discussione prima di aprire la procedura di mobilità, ma il giorno dopo è arrivata come una doccia fredda la comunicazione della  procedura che porterà entro Natale al licenziamento di 35 dipendenti.

«Riteniamo inaccettabile questo comportamento, privo di alcun rispetto delle relazioni sindacali e chiediamo l’immediato ritiro della procedura di licenziamento collettivo – spiegano in una nota le tre sigle sindacali – condizione necessaria affinché si possa costituire un tavolo di confronto. Si manifesta la disponibilità ad individuare soluzioni condivise mettendo al centro della discussione il mantenimento dei livelli occupazionali e lo sviluppo professionale quali condizioni per il rilancio delle attività future».

Dopo un primo sciopero avvenuto immediatamente dopo la notizia dei licenziamenti, è stato proclamato lo stato di agitazione e lo sciopero di 8 ore di tutte le maestranze per mercoledì 20 ottobre a partire dalle ore 8.00, con presidio davanti all’azienda.

«Un primo importante segnale, per chiedere in maniera decisa e forte il ritiro della procedura di mobilità con l’apertura di una discussione che ponga al centro la continuità lavorativa nel sito di Osimo, messa in seria discussione dai licenziamenti».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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