Ex Muzio Gallo: unità d’intenti dei tre presidenti delle case di riposo

Cecconi, Cionco e Bellaspiga concordano con il sindaco Pugnaloni nel coinvolgere Inrca e Asur nel progetto di riqualificazione della struttura

Osimo, 12 febbraio 2021 – “Buona la prima”. Così l’esordio del sindaco Pugnaloni che commenta il primo incontro avuto con i tre presidenti delle case di riposo osimane in merito al recupero dell’ex Muzio Gallo.

Osimo – da sx: Fabio Cecconi (Buttari), Laura Cionco (Bambozzi), Jacopo Bellaspiga (Recanatesi)

«Costruttivo e concreto l’incontro con i tre presidenti delle case di riposo – le parole di Simone Pugnaloni – Fabio Cecconi per il Buttari, Laura Cionco per il Bambozzi, Jacopo Bellaspiga per il Recanatesi, concordano sul percorso di unità di intenti verso la nascita di un unico sodalizio con personalità giuridica autonoma che possa ridonare vita all’Ex Muzio Gallo».

Osimo – Il sindaco Simone Pugnaloni. Alle sue spalle la struttura dell’ex Muzio Gallo

Il primo cittadino osimano spiega poi nel dettaglio i passi futuri: «I primi due impegni verso la prossima riunione – scrive in una nota sui social – coinvolgere subito Inrca ed Asur, valutare di unire alla cura dell’anziano un progetto sulla disabilità intellettiva, un centro per il disagio senza vincoli di età, assistenza dedicata relativa a tutte quelle attività che possono essere accreditate presso il servizio Salute della Regione Marche».

Per chiudere con un impegno preciso: «L’Amministrazione comunale, planimetria alla mano, incomincerà ad elaborare uno studio di fattibilità sulla struttura da costruire».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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