Ex Muzio Gallo: unità d’intenti dei tre presidenti delle case di riposo

Cecconi, Cionco e Bellaspiga concordano con il sindaco Pugnaloni nel coinvolgere Inrca e Asur nel progetto di riqualificazione della struttura

Osimo, 12 febbraio 2021 – “Buona la prima”. Così l’esordio del sindaco Pugnaloni che commenta il primo incontro avuto con i tre presidenti delle case di riposo osimane in merito al recupero dell’ex Muzio Gallo.

Osimo – da sx: Fabio Cecconi (Buttari), Laura Cionco (Bambozzi), Jacopo Bellaspiga (Recanatesi)

«Costruttivo e concreto l’incontro con i tre presidenti delle case di riposo – le parole di Simone Pugnaloni – Fabio Cecconi per il Buttari, Laura Cionco per il Bambozzi, Jacopo Bellaspiga per il Recanatesi, concordano sul percorso di unità di intenti verso la nascita di un unico sodalizio con personalità giuridica autonoma che possa ridonare vita all’Ex Muzio Gallo».

Osimo – Il sindaco Simone Pugnaloni. Alle sue spalle la struttura dell’ex Muzio Gallo

Il primo cittadino osimano spiega poi nel dettaglio i passi futuri: «I primi due impegni verso la prossima riunione – scrive in una nota sui social – coinvolgere subito Inrca ed Asur, valutare di unire alla cura dell’anziano un progetto sulla disabilità intellettiva, un centro per il disagio senza vincoli di età, assistenza dedicata relativa a tutte quelle attività che possono essere accreditate presso il servizio Salute della Regione Marche».

Per chiudere con un impegno preciso: «L’Amministrazione comunale, planimetria alla mano, incomincerà ad elaborare uno studio di fattibilità sulla struttura da costruire».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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