Energia: bollette di marzo e aprile rateizzate in tre mesi

Iniziativa di Astea in attesa delle disposizioni del Governo sugli sconti agli oneri fissi

Osimo, 18 marzo 2020 – Astea Energia consente la rateizzazione delle bollette a tutti i clienti in tre rate mensili a partire dalla scadenza. La rateizzazione non comporta alcun costo aggiuntivo, in attesa della decisione del Governo sulla riduzione degli oneri fissi sulle forniture di luce e gas.

La procedura è semplice:  basta dividere l’importo della bolletta in tre rate. La prima scadenza dovrà essere pagata entro la scadenza indicata sulla bolletta stessa. Dalla scadenza si contano 30 giorni ed entro la data risultante va pagata la seconda rata; si calcolano ulteriori 30 giorni entro i quali va fatto il saldo.

Osimo – La sede Astea in Via Guazzatore

Per fatture che superano i 4.500 euro totali ci sarà la possibilità di prendere accordi a parte. Le disposizioni di rateizzazione previste riguardano sia le utenze private sia le utenze aziendali.

Astea, inoltre, ha potenziato tutti i canali di contatto sia del call center che del canale mail: i servizi sono garantiti tramite il numero verde 800 99 26 27 dal lunedì al venerdì negli orari 8-17 ed il sabato 8-13. Per avere ulteriori informazioni su come accedere alla rateizzazione si può scrivere alla mail: clienti@asteaenergia.it, oppure chiamare il numero verde 800 992627. L’azienda fornitrice dell’energia raccomanda di effettuare i pagamenti da remoto mediante il servizio di Home Banking (servizio on line di gestione del conto corrente offerto dalla propria banca).

 

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di Paolo Fileni

Ecco, Marco ci dice come siamo fatti

Le miserie umane in tempo di Covid-19 descritte da chi sta ‘dall’altra parte’ di un bancone


5 aprile 2020 – Il mondo, in questi giorni di resistenza e di clausura, non è quasi mai quello che vediamo con i nostri occhi. Forse, non lo è mai stato. Siamo così presi da noi, dalle nostre esigenze e personali egoismi, dai nostri piccoli o grandi drammi familiari, che difficilmente riusciamo a percepire quel che siamo davvero. O come ci muoviamo in mezzo agli altri, troppo concentrati a risolverci e a soddisfarci individualmente per riuscire a percepire come ci vedono dall’esterno.

Un esempio? Vi propongo la testimonianza di Marco Auricchio che arriva direttamente dai social. Una testimonianza forte, a tratti offensiva. Ma si tratta di un’offesa prima ricevuta e poi restituita al mittente. Che ci piaccia o no. Marco è l’altro, uno di quelli che ci guardano, e ci giudicano, dall’altra parte di un bancone di un supermercato (foto generica) della provincia di Ancona. Uno dei tanti che ci servono ogni giorno con pazienza e umiltà, e che spesso neppure vediamo. Ma loro sì che ci vedono, e sopportano in silenzio per contratto le nostre miserie umane, finché alla fine si sfogano e ci descrivono per quello che siamo. Senza tanti fronzoli. Scrive Marco:

«… Mi dispiace dirlo, ma dal coronavirus la maggior parte degli Italiani non ha imparato e non imparerà niente, se non a saper fare il pane e la pizza in casa e a cercare con ossessione l’alcool e il lievito di birra nei supermercati.

Io non svolgo una mansione importante, non faccio il medico o l’infermiere, faccio l’addetto alle vendite, banconiere, fruttarolo in un supermercato, uno di quei lavori che prima di questa tragedia avete sempre considerato di basso ceto sociale.

Ad oggi ci definite eroi, perché andiamo al lavoro nonostante tutto, anche se non lavoriamo in sicurezza, anche se non abbiamo i dispositivi di protezione adatti, anche se le persone ci rispondono in modo maleducato, anche se facciamo doppi turni, anche se vediamo ogni giorno le stesse facce, anche se vediamo persone che fanno la spesa tre volte al giorno per otto fottuti euro a scontrino, anche se ci sentiamo fare sempre le stesse domande sull’alcool, sul lievito di birra, sui rifornimenti.

E sapete perché? Perché noi, alla maleducazione della gente ci eravamo abituati già prima della pandemia, quando arrivavate al banco senza salutare, con tono stizzito per la coda, urlando ‘oh non me servi che cho fuga’, Non siete cambiati neanche un po’, anzi, siete ingrassati come le vacche e siete diventati più scemi e stronzi.

È inutile cantare dai balconi e dire che andrà tutto bene perché francamente, se la situazione è quella che vivo io, non andava bene prima e non andrà bene neanche dopo.
Avreste dovuto imparare l’importanza dello stare in famiglia, della salute più che altro luride merde superficiali, e dell’amore per la natura, e invece non avete imparato nulla, se non come usare il lievito. Beh, a questo punto spero che vi ci strozziate maledetti…
».

Foto. Fine. Pubblicità!

 

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