Difendi Osimo entra nel merito della vicenda-truffa Astea Energia

Daniele Bartolini: “I massimi vertici di Astea Energia e Sgr Rimini non potevano non sapere”

Osimo, 22 marzo 2021 – «Noi di Difendi Osimo siamo stupiti, preoccupati e indignati per quanto sta emergendo dall’indagine per truffa che ha visto vittima la società Astea Energia. Nessuno a parte Mariagrazia Mariani e Michela Staffolani di Fratelli d’Italia sta sollevando dubbi sugli aspetti già emersi e sulla responsabilità politica di certe condotte».

Esordisce così il portavoce di Difendi Osimo, Daniele Bartolini, tornando sulla vicenda Astea Energia e il pagamento di 600mila euro ad un intermediatore, effettuato dalla stessa azienda osimana per l’acquisto di una società in Ungheria. Vicenda ancora tutta da chiarire e sulla quale si sta indagando a livello internazionale.

Daniele Bartolini, portavoce di Difendi Osimo

Astea Energia ha una partecipazione mista. Il 24% è proprietà di Astea, quindi di Centro Marche Acque e quindi pubblica. Il servizio che offre è pubblico, per il quale ha clienti principalmente fra Osimo e Recanati, aziende e famiglie, provenienti dalle precedenti società municipalizzate.

«Ci rifiutiamo di credere alla favola che un manager di alto profilo come Castiglione, un dipendente – continua Daniele Bartolini – abbia agito all’oscuro degli Amministratori e di tutti i massimi vertici di Astea e SGR. Non ci bastano le giustificazioni del presidente di Astea Energia, Bernardini, ma chiediamo direttamente al PD e al sindaco Pugnaloni (Bernardini è stato scelto e messo lì dalla politica, non può certo vantare un percorso specifico professionale in ambito di gestione di aziende energetiche), quale motivo legato all’oggetto sociale di Astea Energia porterebbe la politica a compiere certe operazioni con i soldi dei cittadini».

Per Difendi Osimo: «Appare comunque singolare Il silenzio delle Liste Civiche che sono state ai vertici di Astea Energia per anni, con l’amministratore delegato Monica Bordoni».

Man mano che i vari gruppi politici osimani entrano nel merito della questione, la vicenda Astea Energia si fa sempre più ingarbugliata. Le indagini sono in corso e al momento i principali attori tacciono. Sono tanti gli interrogativi che aspettano una risposta che non arriva. Daniele Bartolini avanza i suoi: «Qualcuno spieghi agli osimani come si riescono già in momenti normali ad abbassare le tariffe e migliorare il servizio pubblico dedicandosi a compravendite truffa di società all’estero. Poi, qualcuno spieghi anche come, in questo momento pandemico con lavoratori lasciati a casa ed aziende ferme che non riescono a pagare le bollette, si possano buttare 600mila euro per operazioni poco chiare».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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