Covid-19, 400 rapid test per dipendenti del Comune e partecipate

L’obiettivo è quello di scovare gli asintomatici evitando la diffusione del contagio

Osimo, 7 aprile 2020 – Il Comune, in accordo con il medico del lavoro dott. Francesco Cenerelli, ha ordinato 400 rapid test per i propri dipendenti e per quelli delle società partecipate. Il prodotto è fornito dalla Innoliving Spa e Tj Point Srl, aziende del territorio che commercializzano il prodotto in esclusiva per il mercato italiano.

«Un grazie speciale va a Massimo Falappa, titolare della Tj Point Srl – commenta il sindaco Simone Pugnaloni – che ha deciso di donare all’Amministrazione comunale ulteriori 100 test che saranno distribuiti alle forze dell’ordine e alle case di riposo. Al vaglio, inoltre, l’ipotesi di ordinare altri 500 pezzi per il personale della Croce Rossa Italiana e della Misericordia. Va sottolineato che il rapid test viene proposto ai dipendenti comunali e delle società partecipate su base volontaria e previo consenso informato».

Il test rapido di diagnostica Covid-19 distribuito dalla Innoliving Spa e da Tj Point Srl

Il prodotto, regolarmente iscritto al registro del Ministero della Salute come dispositivo medico (IVD al n. 1936723), non è un test diagnostico e non si sostituisce al classico tampone esaminato tramite tecniche di biologia molecolare in laboratorio.

La finalità del test è quella di effettuare screening su persone apparentemente sane o comunque asintomatiche, seguirà una refertazione e i nominativi di coloro che risulteranno positivi saranno comunicati all’ufficio di igiene e all’ ufficio PSAL (prevenzione salute ambiente e lavoro), mediante gli indirizzi pec indicati nel sito web di riferimento, e ai rispettivi medici di medicina generale.

La certificazione dei risultati sarà curata dal dott. Francesco Cenerelli nel rispetto della normativa vigente in materia di privacy. Gli eventuali casi positivi saranno sottoposti al tampone.

 

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di Paolo Fileni

L’assurda burocrazia di Trenitalia

L’odissea di un’anconetana infortunatasi nel viaggio in treno tra Fano e Pesaro


29 maggio 2020 – Se viaggiate per ferrovia con Trenitalia, attenti a non farvi male, potreste non ricevere mai il risarcimento dovuto. O, nella migliore delle ipotesi, doverlo aspettare per anni. Vi racconto una storia.

C’è questa ragazza, una 35enne anconetana, che a Fano (foto) la mattina del 7 novembre 2019 sale sul regionale 11582 (partito da Ancona), con destinazione Bologna. Il convoglio, come al solito, è strapieno. La giovane cerca un posto a sedere ma non lo trova. Sale al primo piano di una carrozza ma anche lì non c’è posto. Allora, scende di sotto per continuare la ricerca. Ma è qui, quando ormai la stazione di Pesaro si sta avvicinando, che il tacco della sua scarpa sinistra – non un tacco a spillo, ma un tacco di 2-3 centimetri largo e quadrato – s’incastra nel bordo esterno metallico troppo rialzato del nono gradino della scala.

La malcapitata perde l’equilibrio. È in perfetta forma fisica e ha le mani libere dal momento che porta uno zainetto sulle spalle. Con la mano destra tenta di aggrapparsi al corrimano ma non lo trova e rovina pesantemente al suolo sbattendo con violenza il mento e la testa.

Viene immediatamente soccorsa dagli altri passeggeri. Viene chiamato il capotreno che solerte stila un rapporto sull’accaduto. Alla successiva fermata di Cattolica, in stazione ad attenderla ci sono i sanitari del 118 che in ambulanza la trasportano all’ospedale Cervesi dove, dopo gli esami e le radiografie, le viene riscontrata la frattura del quarto metacarpo della mano destra, un lieve trauma cranico e un’ampia ferita lacero contusa al mento che necessita di punti di sutura.

Insomma, una brutta botta. Senza contare che dopo la rimozione del gesso alla mano portato per trenta giorni, la giovane si è dovuta sottoporre a cicli di magnetoterapia e fisiochinesi per il recupero dell’articolazione. L’anconetana, per essere risarcita del danno subito, si affida allo Studio3A-Valore, una società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei cittadini.

Sulla carta sembra una pratica semplice: ci sono decine di testimoni, c’è il referto del capotreno, c’è la documentazione medica completa, copia del biglietto e quant’altro. La documentazione viene spedita a Trenitalia, ma Trenitalia non risponde. Né alla richieste di aprire il sinistro, né alle richieste di trasmettere copia del rapporto dell’infortunio. Non risponde neppure ai tanti solleciti caduti nel vuoto. Ed è chiaro che l’emergenza Covid-19 non è una giustificazione accettabile.

Finalmente, il 25 maggio 2020 la società Centro Processi Assicurativi, incaricata per la gestione tecnica dei sinistri dalle Ferrovie dello Stato, comunica la presa in carico del sinistro in questione, ma cosa chiede tra i documenti “senza i  quali la pratica non potrà avere seguito?” Sì, proprio quello: il verbale del capotreno! Quel verbale che possiede solo Trenitalia e che Studio3A ha richiesto invano per sei mesi. Intanto, la giovane anconetana aspetta… perché in Trenitalia non sono solo i convogli a viaggiare in ritardo, pure le pratiche vanno a rilento. Specie quelle risarcitorie!

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