Contributi a fondo perduto, ʻRegione Marche trasparenza zeroʼ

Maria Grazia Mariani: “stanziati 210 milioni di euro ma non si sa a chi né quanto”

Osimo, 11 agosto 2020 – Lo scorso giugno la Giunta regionale aveva approvatouna cinquantina di misure all’interno di una manovra da 210 milioni per il sostegno ai cittadini, alle imprese e ai professionisti colpiti dall’emergenza Covid-19. Contributi a fondo perduto da destinare a turismo e cultura; per il sostegno alle locazioni; per il trasporto pubblico locale; per i servizi sociali ed educativi: per l’agricoltura; per le attività produttive, lavoro e istruzione; per il settore dell’informazione locale.

Maria Grazia Mariani del gruppo osimano di Fratelli d’Italia e candidata consigliera alle imminenti elezioni regionali

Su un totale di circa 40.000 domande pervenute, sono stati emessi 55.395 pagamenti (tabella aggiornata al 29 luglio 2020). Ma chi sono i beneficiari di questi fondi? Non si sa. A porsi la domanda e a darsi una risposta è Maria Grazia Mariani di Fratelli d’Italia, candidata consigliera regionale a sostegno di Acquaroli.

«La Regione Marche stanzia 210milioni di euro per contributi a fondo perduto, ma non pubblica i nomi dei beneficiari né l’entità delle singole erogazioni – sbotta la Mariani – Qualcuno riceve anche un doppio mandato di pagamento».

Unico neo sono le 2.864 famiglie che hanno fatto richiesta di aiuto per pagare il canone di affitto: «Nessuna di queste famiglie ha ancora ricevuto un centesimo – rivela la Mariani, che punta il dito anche su dubbie decisioni – Contributi a fondo perduto, assunzioni, bandi di concorso in tempi record, la campagna elettorale in Regione è iniziata prima dell’estate. Sì perché la Regione Marche prima paga e solo in una fase successiva (quando?) effettuerà controlli. Controlli che farà, peraltro, solo a campione!»

A pensar male si fa peccato? «Forse – conclude l’esponente di Fratelli d’Italia – ma, a scanso di equivoci, la Regione Marche pubblichi l’elenco dei beneficiari di ogni sovvenzione, contributo, e quant’altro. Ops, dimenticavo, si appelleranno alla privacy?»

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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