Chiusi gli accessi a parchi e giardini pubblici osimani

Pugnaloni dà seguito ai contenuti dell’ordinanza n. 10 della Regione Marche

Osimo, 21 marzo 2020 – Dando seguito all’ordinanza n. 10 della Regione Marche, che prevede un ulteriore giro di vite considerata la situazione di emergenza sanitaria, da questa mattina l’Amministrazione comunale ha dato incarico alla Osimo Servizi e alla Protezione civile di chiudere gli ingressi di parchi e giardini pubblici al transito dei pedoni.

«Ricordo a tutti – ha sottolineato il sindaco Pugnaloni – che all’infrazione di tale divieto corrisponde una denuncia penale».

Ma l’ordinanza n. 10 non vieta solo gli ingressi nei parchi; di seguito, le altre restrizioni:

  1. L’uso della bicicletta e lo spostamento a piedi sono consentiti esclusivamente per le motivazioni ammesse per gli spostamenti delle persone fisiche (lavoro, ragioni di salute o altre necessità come gli acquisti di generi alimentari).
  2. In caso di passeggiata per ragioni di salute o uscita con l’animale da compagnia per le sue esigenze fisiologiche, si è obbligati a restare in prossimità della propria abitazione e l’uscita deve essere svolta individualmente.
  3. L’apertura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande delle aree di servizio e di rifornimento carburante è consentita lungo la rete autostradale e lungo la rete delle strade extraurbane principali; è consentita solo dalle ore 6.00 alle ore 18.00 dal lunedì alla domenica, per gli esercizi che si trovano lungo le strade extraurbane secondarie, esclusivamente per l’accesso e la fruizione da parte degli autotrasportatori di merci; non è consentita nelle aree di servizio e rifornimento che si trovano nei tratti stradali che attraversano centri abitati.
  4. L’orario di apertura degli esercizi commerciali di vicinato è consentito dalle ore 8 alle ore 20.

L’ordinanza produce effetti dalle ore 00:00 del 21 marzo 2020 e sino alle ore 24:00 del 3 aprile 2020 e comunque cessa di avere efficacia al sopraggiungere di provvedimenti governativi o ministeriali che dispongano in tal senso.

 

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di Paolo Fileni

Ecco, Marco ci dice come siamo fatti

Le miserie umane in tempo di Covid-19 descritte da chi sta ‘dall’altra parte’ di un bancone


5 aprile 2020 – Il mondo, in questi giorni di resistenza e di clausura, non è quasi mai quello che vediamo con i nostri occhi. Forse, non lo è mai stato. Siamo così presi da noi, dalle nostre esigenze e personali egoismi, dai nostri piccoli o grandi drammi familiari, che difficilmente riusciamo a percepire quel che siamo davvero. O come ci muoviamo in mezzo agli altri, troppo concentrati a risolverci e a soddisfarci individualmente per riuscire a percepire come ci vedono dall’esterno.

Un esempio? Vi propongo la testimonianza di Marco Auricchio che arriva direttamente dai social. Una testimonianza forte, a tratti offensiva. Ma si tratta di un’offesa prima ricevuta e poi restituita al mittente. Che ci piaccia o no. Marco è l’altro, uno di quelli che ci guardano, e ci giudicano, dall’altra parte di un bancone di un supermercato (foto generica) della provincia di Ancona. Uno dei tanti che ci servono ogni giorno con pazienza e umiltà, e che spesso neppure vediamo. Ma loro sì che ci vedono, e sopportano in silenzio per contratto le nostre miserie umane, finché alla fine si sfogano e ci descrivono per quello che siamo. Senza tanti fronzoli. Scrive Marco:

«… Mi dispiace dirlo, ma dal coronavirus la maggior parte degli Italiani non ha imparato e non imparerà niente, se non a saper fare il pane e la pizza in casa e a cercare con ossessione l’alcool e il lievito di birra nei supermercati.

Io non svolgo una mansione importante, non faccio il medico o l’infermiere, faccio l’addetto alle vendite, banconiere, fruttarolo in un supermercato, uno di quei lavori che prima di questa tragedia avete sempre considerato di basso ceto sociale.

Ad oggi ci definite eroi, perché andiamo al lavoro nonostante tutto, anche se non lavoriamo in sicurezza, anche se non abbiamo i dispositivi di protezione adatti, anche se le persone ci rispondono in modo maleducato, anche se facciamo doppi turni, anche se vediamo ogni giorno le stesse facce, anche se vediamo persone che fanno la spesa tre volte al giorno per otto fottuti euro a scontrino, anche se ci sentiamo fare sempre le stesse domande sull’alcool, sul lievito di birra, sui rifornimenti.

E sapete perché? Perché noi, alla maleducazione della gente ci eravamo abituati già prima della pandemia, quando arrivavate al banco senza salutare, con tono stizzito per la coda, urlando ‘oh non me servi che cho fuga’, Non siete cambiati neanche un po’, anzi, siete ingrassati come le vacche e siete diventati più scemi e stronzi.

È inutile cantare dai balconi e dire che andrà tutto bene perché francamente, se la situazione è quella che vivo io, non andava bene prima e non andrà bene neanche dopo.
Avreste dovuto imparare l’importanza dello stare in famiglia, della salute più che altro luride merde superficiali, e dell’amore per la natura, e invece non avete imparato nulla, se non come usare il lievito. Beh, a questo punto spero che vi ci strozziate maledetti…
».

Foto. Fine. Pubblicità!

 

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