Chiesa della Misericordia: Progetto Osimo Futura ne chiede il recupero

Presentato un ordine del giorno all’Amministrazione firmato da Achille Ginnetti e da Alberto Maria Alessandrini Passerini consigliere della Lega

Osimo, 4 novembre 2020 – Il consigliere comunale di Progetto Osimo Futura Achille Ginnetti ha presentato un ordine del giorno che impegna l’Amministrazione comunale a provvedere al recupero della Chiesa della Misericordia di Via Ungheria. Il documento porta la firma anche del consigliere della Lega, Alberto Maria Alessandrini Passerini.

Vista la pericolosità dello stabile, inagibile a seguito del sisma del 2016 e divenuto un covo di piccioni, i residenti della zona chiedono con urgenza un’azione del Comune. Sollecitato da alcuni cittadini, il consigliere di Progetto Osimo Futura ha deciso di intervenire. «Con questo Odg – spiega Achille Ginnetti – impegniamo l’Amministrazione comunale a provvedere, d’intesa con la Parrocchia della Misericordia e la Curia Vescovile Osimo-Ancona, al recupero delle parti strutturali che urgono maggiormente d’intervento e alla bonifica della colonia di piccioni che si sono insediati nel tetto della chiesa; a coordinare un percorso insieme Curia Vescovile, Cei e Soprintendenza ai Beni Culturali per il recupero completo del bene e per la fruizione dei fedeli e della cittadinanza; infine, ad adottare ogni iniziativa per il reperimento di fondi e contributi da Enti e Istituzioni».

Osimo – La chiesa della Misericordia

La Chiesa di Santa Maria della Misericordia in Nives, edificata nel 1662-1663, rappresenta un unicum architettonico per la città. Chiusa alle iniziative religiose dal 1972, negli anni si è deteriorata ed è divenuta completamente inagibile a seguito del terremoto del 2016. Ai problemi strutturali si aggiungono quelli di igiene pubblica in quanto l’edificio è abitato da piccioni.

«Che la chiesa necessiti di un intervento urgente di messa in sicurezza, sia dal punto di vista strutturale che di igiene pubblica, è ormai noto. È evidente altresì che le misure a protezione del perimetro dell’edificio non siano sufficienti a garantire il massimo livello di sicurezza per gli automobilisti e i pedoni che percorrono Via Ungheria, una tra le strade a maggiore intensità di traffico della città – ribadisce il consigliere di Progetto Osimo Futura – È necessario quindi un intervento urgente da parte dell’Amministrazione affinché una delle chiese che evocano maggior attaccamento sociale e religioso da parte della comunità cittadina non venga lasciata all’incuria e all’abbandono».

 

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Adriano Olivetti e Brunello Cucinelli ʽpezzi uniciʼ

Fino a che punto il Covid-19 cambierà il mondo?


Camerano, 14 novembre 2020 – Ieri, durante l’ormai consueto appuntamento pomeridiano in video-chat con l’amico Nicola Evoli dal Minnesota (Usa), si è parlato del futuro post Covid delle aziende italiane. Di come sarà inevitabile un cambio di mentalità e di rapporti fra imprenditore e dipendenti; fra imprenditore e mercati, fra le stesse aziende.

Lui, Nicola, a sostenere l’inevitabilità della trasformazione. A ribadire, io, che una volta distrutta la bestia e tornati ad abbracciarci come se nulla fosse stato, non cambierà un bel niente: l’imprenditore continuerà a rincorrere il profitto mettendolo al centro dei propri obiettivi primari, l’operaio continuerà a guardare al suo titolare come al padrone. Gli farà i complimenti di circostanza fino a quando lo stipendio sarà garantito e lo attaccherà e lo denigrerà quando la busta a fine mese non arriverà più.

Sta nell’ordine delle cose da sempre, dal tempo dei Faraoni e dei Romani, dal tempo del latifondo e della rivoluzione industriale, dal tempo della Fiat del capostipite Agnelli fino alla Tod’s dei Della Valle di oggi, della Luxottica di Del Vecchio, della dolciaria Ferrero dell’omonima famiglia. Certo, dai Faraoni alla Ferrero sono passati quattromila anni e più. Dalla frusta e lo sfruttamento indiscriminato iniziale siamo arrivati ai contratti integrativi con benefit aziendali, alle ferie pagate e all’assistenza sanitaria per tutti, ma il padrone è sempre il padrone e l’operaio è sempre l’operaio.

E così sarà per sempre. O almeno, fino a che esisterà l’iniziativa privata e l’economia del profitto. Il Covid-19 è solo una parentesi; un incidente di percorso che va ad aggiungersi inaspettatamente e imprevedibilmente ad altre problematiche aziendali. Attacca gli individui togliendogli l’aria nei polmoni; manda in crisi le economie perché i troppi contagi e le criticità sanitarie obbligano a chiudere le attività, ma questo non inciderà più di tanto sui processi mentali e gestionali di chi fa impresa e di chi deve far quadrare i bilanci, grande o piccola che sia l’attività.

Poi, è vero. Ci sono le eccezioni. Con Nicola si è parlato e parleremo ancora lunedì prossimo di imprenditori illuminati come Adriano Olivetti, fautore dell’idea che il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità; o come Brunello Cucinelli, il re miliardario del cachemere con azienda a Solomeo (PG), che persegue “il capitalismo umanistico contemporaneo con forti radici antiche, dove il profitto si consegua senza danno o offesa per alcuno, e parte dello stesso si utilizzi per ogni iniziativa in grado di migliorare concretamente la condizione della vita umana: servizi, scuole, luoghi di culto e recupero dei beni culturali”.

Davvero tutto molto bello, sano e giusto. Ma Adriano Olivetti è morto sessant’anni fa e la sua azienda non c’è più. Brunello Cucinelli invece è sì vivo e vegeto (aggiungo che il fatto sia italiano m’inorgoglisce parecchio), e i suoi miliardi guadagnati onestamente è vero che li sta spendendo per migliorare la condizione della vita umana, dipendenti compresi. Purtroppo, all’orizzonte di Brunello ce ne sono solo due. L’altro che conosco è altrettanto unico e immenso, ma è un vino rosso talmente buono e “carestòso” da essere troppo lontano dalle mie tasche di operaio dell’informazione.

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