Astea e Astea Energia non sono la stessa cosa

A sottolinearlo è Fabio Marchetti Ad del Gruppo Astea: “Chi confonde le acque lo fa per fini politici”

Osimo, 23 marzo 2021 – A Fabio Marchetti, amministratore delegato del Gruppo Astea con sede in Via Guazzatore, non sono piaciute le varie dichiarazioni espresse in questi giorni da varie parti politiche in merito alla vicenda della truffa da 600mila euro che vede coinvolta Astea Energia.

Una vicenda dove ci sono molte cose che vanno chiarite, anche se un certo riserbo è d’obbligo dal momento che le indagini per far luce su quanto accaduto sono ancora in corso a livello internazionale. Ma le voci, le indiscrezioni e, come spesso accade in questi casi, le inesattezze trapelate da più parti, hanno indotto Marchetti a rilasciare una dichiarazione ufficiale dove, tra l’altro, non rinuncia ad una tirata d’orecchi nei confronti di alcuni gruppi politici locali.

Fabio Marchetti, amministratore delegato del Gruppo Astea

«Riguardo alle notizie pubblicate sui giornali e media di questi giorni – dice l’Amministratore delegato del Gruppo Astea – volevo fare alcune precisazioni. Siamo naturalmente informati della vicenda, confermiamo che le forze dell’ordine stanno indagando e siamo in attesa di conoscere le risultanze. Abbiamo ricevuto rassicurazioni da Astea Energia, e siamo pertanto fiduciosi che quanto frutto della frode venga recuperato in tempi celeri.

La vicenda non va confusa, come ho visto fare da alcuni, con la politica. La questione è relativa ad un raggiro perpetrato nei confronti di una società come Astea Energia che è di natura privata e che, infatti, risponde ad un azionista privato che ne possiede la stragrande maggioranza.

Osimo – La sede del Gruppo Astea in Via Guazzatore 

La nostra società ha una quota di minoranza – specifica Marchetti – e come azionisti di minoranza abbiamo sempre controllato e approvato i bilanci annuali che sono sempre stati in linea con gli obiettivi prefissati, mentre la gestione operativa è in mano al socio di maggioranza. A seguito di accordi raggiunti tra le due società, per offrire il miglior servizio agli utenti, la sede legale e operativa di Astea Energia è ubicata all’interno della nostra sede di Osimo in Via Guazzatore.

Ovviamente, continueremo a esercitare il controllo per quello che la legge ci consente per tutelare gli interessi di Astea, così come abbiamo sempre fatto fino a questo momento.

Chi cerca di tirare per i capelli tale evento per farlo diventare una disputa politica – conclude l’Ad – sta cercando di gettare fumo negli occhi e di manipolare la questione solo per interessi di bottega. È bene, per tutelare l’interesse dei cittadini, che la politica ne resti fuori, almeno fino alla chiusura delle indagini e alle valutazioni finali».

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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