Arrestata a Campocavallo di Osimo spacciatrice italiana 37enne

Segnalato alla Prefettura di Ancona un suo ‘cliente’ osimano colto nell’atto della compravendita di cocaina

Osimo, 13 giugno 2020 – È una cittadina italiana 37enne la donna arrestata nella serata di ieri in frazione Campocavallo di Osimo dai Carabinieri della Compagnia cittadina, colta in flagranza di reato mentre spacciava cocaina ad un trentenne del posto.

Nello specifico, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile osimani, appostati nel piazzale di un distributore di carburanti a Campocavallo, hanno sorvegliato un’Audi A3 ferma con una persona a bordo dal fare sospetto. Poco dopo, un uomo si è avvicinato a piedi all’auto e l’occupante gli ha passato un involucro di piccole dimensioni. Dopo la cessione, ritirato il denaro, i soggetti si sono allontanati frettolosamente dal luogo prendendo direzioni opposte.

Osimo – La droga e il denaro sequestrati alla spacciatrice italiana 37enne

Immediata la reazione dei carabinieri che hanno fermato e controllato i due. La persona alla guida dell’auto è risultata essere una donna italiana 37enne. Era stata lei a cedere due dosi di cocaina per circa 14 grammi totali ad un giovane 30enne residente a Campocavallo. Sul sedile anteriore dell’auto della spacciatrice, i militari hanno trovato altri 13 grammi di cocaina e nel vano portaoggetti 110 euro in contanti, frutto dell’attività illecita.

La successiva perquisizione a casa della donna ha fruttato il rinvenimento in cucina, nascosto all’interno del manico di una paletta raccogli spazzatura, un involucro contenente 73 grammi di cocaina e 44 grammi di hashish; più due bilancini di precisione funzionanti ben nascosti sotto un mobile.

La donna è stata arrestata per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio e rinchiusa presso il carcere di Pesaro Villa Fastiggi; il 30enne acquirente osimano è stato segnalato alla Prefettura di Ancona.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

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di Paolo Fileni

L’immortalità di Giacomo Leopardi

Quel L’Infinito che quando ti entra dentro non t’abbandona più


27 giugno 2020 – 222 anni fa nasceva a Recanati tal Giacomo Leopardi (foto), precisamente il 29 giugno. E a distanza di tanto tempo ancora ne parla il mondo intero. Lo stesso giorno, ma 156 anni dopo, sono nato anch’io ma chissà per quale insondabile motivo non ne parla nessuno. Sarà che lui ha visto la luce in una ridente cittadina all’interno di una nobile famiglia, mentre chi scrive l’ha vista da San Marcello all’interno di una famiglia di estrazione contadina… Chi vuoi che sappia dove sta San Marcello?

Scherzi a parte, e la data di nascita non c’entra nulla, l’immenso Giacomo Leopardi è di gran lunga il mio poeta preferito. Anche Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio m’hanno sempre intrigato, lo confesso, ma il Leopardi parecchio di più.

Delle celebrazioni del 222esimo dalla sua nascita parliamo in altra parte del giornale, qui, nello spazio tutto mio, vorrei parlare di lui in modo intimamente personale. La gran parte dei giovani e degli studenti di oggi, con tutta probabilità avranno conosciuto il Leopardi grazie a ‘Il giovane favoloso’, il bellissimo film di Mario Martone uscito sugli schermi nel 2014 e interpretato mirabilmente da Elio Germano.

Personalmente l’ho conosciuto (culturalmente parlando) sui banchi di scuola, anche se all’epoca mi risultò alquanto palloso. Ma all’epoca mi risultava pallosa quasi ogni materia che mi veniva insegnata, applicazioni tecniche a parte. A farmelo riscoprire nella sua immensa grandezza di studioso e letterato, quando avevo poco più di vent’anni, fu un’insegnante di recitazione durante un corso che frequentai presso il Teatro Nuovo di Torino. Fu lei a insegnarci la corretta lettura e dizione de l’Infinito. E all’improvviso, davanti agli occhi e nel profondo del cuore, mi si aprì un mondo fantastico che mi cambiò e mi fece crescere intellettualmente.

Ho amato ed amo tutt’ora L’Infinito, al punto da inserire questa poesia nel mio romanzo ‘Il destino dei tonni’, mettendola in bocca e nei pensieri di una ragazza siciliana di umili origini che nel 1957 paragona gli “… interminati spazi di là da quella (siepe), e sovrumani silenzi e profondissima quiete…” , all’orizzonte e agli spazi infiniti del mare che vede dal porticato di casa sua a Porticello (Palermo).

Una forzatura letteraria, la mia, che testimonia l’universalità della poesia quando a rendere visione palpabile un sentimento, una riflessione e un’emozione è un grandissimo della nostra letteratura. La profondità culturale e la sensibilità di Giacomo Leopardi non hanno uguali nella sua sofferenza interiore, nella sua visionaria lucidità. L’immenso poeta meraviglioso tocca corde sensibili e sottilissime che mi porto dentro da sempre. “E il naufragar m’è dolce nel Suo mare”.

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