4,2 milioni di euro per migliorare l’accessibilità al centro di Osimo

Priorità a Via Cinque Torri zona ospedale e Via Fonte Magna zona ex Macelli, poi riqualificazione a San Marco, Foro Boario, Tre Archi e Parco delle Fonti

Osimo, 24 luglio 2021 – Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso pubblica la graduatoria degli enti che hanno partecipato al bando Pinqua (Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare): Osimo rientra fra quelli ammessi a finanziamento. Il Comune dei senza testa, infatti, risulta 68esimo in graduatoria su 270 proposte e, al momento, ne risultano finanziate 178.

L’Amministrazione Pugnaloni ha partecipato al bando in forma congiunta con i Comuni di Cagli (PU), Monsampolo del Tronto (AP), Montelupone (MC), Muccia (MC), Palmiano (AP), Petriano (PU), Sassoferrato (AN) e Visso (MC), assieme ad Erap e con la Regione Marche in qualità di soggetto proponente e aggregatore di strategie.

Scorcio del centro storico di Osimo (foto, osimoturismo.it) 

Il progetto prevede nove interventi pilota in nove Comuni di piccole-medie dimensioni che abbiano rispettato tre requisiti fondamentali per l’obiettivo strategico di riabitare i centri storici:

– assicurare maggiori livelli di sicurezza riducendo la vulnerabilità dei tessuti insediativi,

– potenziare l’offerta dei servizi all’interno dei centri storici promuovendo forme innovative di recupero del patrimonio edilizio pubblico esistente,

– garantire adeguati livelli di accessibilità rinsaldando il legame con i tessuti e le funzioni del centro storico, potenziando il disegno dello spazio urbano e l’abbattimento di barriere architettoniche.

Al progetto, presentato mediante la Regione e che vede Osimo capofila, è stato assegnato un fondo di 15 milioni di euro così suddivisi:

  • Comune di Osimo, 4.200.000
  • Cagli, 1.500.000
  • Monsampolo del Tronto, 1.400.000
  • Montelupone, 3.300.000
  • Muccia, 1.300.000
  • Palmiano, 950.000
  • Petriano, 1.200.000
  • Sassoferrato, 1.200.000
  • Visso, 1.200.000
Osimo – Foro Boario, una delle aree di intervento

Il progetto su Osimo è denominato “Ri-abitare un centro accessibile ed inclusivo – residenze protette, disabilità e superamento delle barriere architettoniche”. Si tratta di un progetto complessivo che mette a sistema un insieme di interventi su immobili e spazi pubblici, inserendo la riconversione della ex scuola elementare Bruno da Osimo di Via Santa Lucia da destinare, assieme ad Erap, ad alloggi di edilizia popolare e nuova sezione di scuola media, come elemento cardine su cui basare l’intera proposta volta ad avviare e attivare un importante processo di rigenerazione urbana della zona di San Marco.

Arrivando così a prefigurare anche la riqualificazione dell’area dell’ex Foro Boario attraverso la realizzazione di un spazio pubblico lineare ed attrezzato, e un disegno di suolo con vocazione pedonale che migliori la sicurezza e l’accessibilità al centro storico (ascensori su Via Cinque Torri e Via Fonte Magna), intervenendo anche su un’altra area strategica del quartiere (sistemazione porta d’accesso Tre Archi), fino a portare a compimento il progetto di riqualificazione delle quattro Fonti storiche.

La quota complessiva di 4.200.000 euro è già suddivisa per interventi specifici, che potranno subire aggiustamenti e modifiche nella seconda fase a seguito della maggiore definizione progettuale. In sostanza: 3.700.000 euro per gli interventi su edifici da rigenerare, 500.000 euro per interventi sugli spazi pubblici.

Osimo – Il sindaco Simone Pugnaloni

«L’ordine di priorità degli interventi – spiega il sindaco Pugnaloniè quello di migliorare l’accessibilità con gli ascensori su Via Cinque Torri zona ospedale e Via Fonte Magna zona ex Macelli, poi la riqualificazione del quartiere San Marco, Foro Boario, Tre Archi e Parco delle Fonti. Con il decreto di approvazione della graduatoria – continua Pugnaloni – verrà concessa l’assegnazione di un finanziamento per la progettazione definitiva pari al 5% dell’importo complessivo della proposta. La presentazione della progettazione definitiva e della documentazione della seconda fase deve essere trasmessa entro 240 giorni dal decreto. In questo senso, si renderanno necessari un protocollo d’intesa tra i nove Comuni ed un accordo di programma con il Mit».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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