Rubano al supermercato e nascondono la refurtiva sotto ai vestiti. Tradite dalle telecamere

Numana. Due ladre di Ancona, pluripregiudicate, erano solite rubare merce varia nei supermercati nascondendo la refurtiva sotto le gonne. Uno stratagemma molto diffuso e non facile da smascherare.

Ma non hanno fatto i conti giusti, il 29 ottobre scorso quando sono entrate alle 14.30 nel supermercato Tigre di Sirolo, in via Pertini 2. Località Coppo. O meglio, non si sono accorte che il negozio era munito di telecamere, così hanno iniziato a rubare generi alimentari dagli scaffali occultandoli sotto ai vestiti. Valore della refurtiva, circa 200 euro.

munirsi di telecamere interne è diventato un obbligo ormai per i centri commerciali che subiscono continui furti di merce
Munirsi di telecamere interne è diventato un obbligo ormai per i centri commerciali che subiscono continui furti di merce

Visionati i filmati, e dopo adeguate indagini, i carabinieri di Numana sono risaliti senza possibilità di errore – grazie alle immagini nitide che avevano immortalato le gesta truffaldine delle due – a:

M.P. nata a Potenza Picena, classe 1972, residente ad Ancona, coniugata, nullafacente; e a C.D. nata e residente ad Ancona, classe 1992, nubile, nullafacente.

Le due ladre sono state deferite in stato di libertà per il reato di furto aggravato in concorso, e proposte alla Questura di Ancona per l’interdizione da Sirolo e Numana per tre anni.

 

redazionale

 


Un commento alla notizia “Rubano al supermercato e nascondono la refurtiva sotto ai vestiti. Tradite dalle telecamere”:

  1. Danile says:

    Ma tt gli sforzi dei nostri militari kome vanno a finire?? Vengono denunciati i vari diciamo malviventi,,,,,e poi dopo 10 minuti vengono rilasciati,,,kome grande frustrazione delle varie forze dell’ordine e di noi cittadini ke nn abbiamo più fiducia di questo paese,,,xke e ora di finirla,,,,

Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi