Numana – I provvedimenti di Tombolini per l’emergenza Covid-19

Polizia municipale: “al momento non ci sono in città persone provenienti dalle zone rosse”

Numana, 9 marzo 2020 – Il sindaco Gianluigi Tombolini ha informato la cittadinanza sulle attività messe in campo per il contrasto all’emergenza del Coronavirus, riassumibili in quattro punti principali:

Gianluigi Tombolini, sindaco di Numana
  • Sono state notificate a tutte le attività commerciali le norme comportamentali di cui al DPCM 8.03.2020;
  • Si svolge attività di controllo del rispetto di detta normativa;
  • Si continua con l’attività di sensibilizzazione della cittadinanza e delle attività commerciali;
  • Servizi Sociali: si è istituito un canale preferenziale per l’assistenza a persone in difficoltà con attività di consegna a domicilio di beni di prima necessità e medicine attraverso i numeri telefonici: 071/9339848 e 071/9339800.

Per i minori che beneficiano dell’educativa scolastica, le ore di assistenza a scuola sono convertite in assistenza educativa domiciliare.

Il palazzo comunale di Numana

Inoltre, il primo cittadino rende noto che:

– i seguenti uffici ricevono il pubblico solo su appuntamento: Ufficio Tecnico, Uffici Demografici, Servizi Sociali, Ufficio Tributi, SUAP.
– ogni documentazione deve essere presentata all’indirizzo email di ciascun ufficio.
– I numeri telefonici e le mail sono presenti sul sito istituzionale: http://www.comune.numana.an.it/
– La consegna a mano presso l’ufficio Protocollo non può essere effettuata; va utilizzato il servizio postale o la pec del Comune.

Da una prima verifica sul territorio, attraverso il Corpo di Polizia Municipale, attualmente non sono state rilevate criticità legate alla presenza di cittadini provenienti dalle zone rosse. In ogni caso, gli agenti continuano il monitoraggio del territorio e il controllo del rispetto delle direttive di cui al DPCM 8 marzo 2020. A tal proposito, il sindaco ha emanato una direttiva che invita le persone che arrivano in città provenienti dalle zone rosse o dalle città a rischio, ad osservare i 14 giorni di quarantena e a denunciarsi presso la Regione Marche.

Ogni segnalazione in merito può essere effettuata al numero telefonico 071/9330582.

 

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di Paolo Fileni

L’assurda burocrazia di Trenitalia

L’odissea di un’anconetana infortunatasi nel viaggio in treno tra Fano e Pesaro


29 maggio 2020 – Se viaggiate per ferrovia con Trenitalia, attenti a non farvi male, potreste non ricevere mai il risarcimento dovuto. O, nella migliore delle ipotesi, doverlo aspettare per anni. Vi racconto una storia.

C’è questa ragazza, una 35enne anconetana, che a Fano (foto) la mattina del 7 novembre 2019 sale sul regionale 11582 (partito da Ancona), con destinazione Bologna. Il convoglio, come al solito, è strapieno. La giovane cerca un posto a sedere ma non lo trova. Sale al primo piano di una carrozza ma anche lì non c’è posto. Allora, scende di sotto per continuare la ricerca. Ma è qui, quando ormai la stazione di Pesaro si sta avvicinando, che il tacco della sua scarpa sinistra – non un tacco a spillo, ma un tacco di 2-3 centimetri largo e quadrato – s’incastra nel bordo esterno metallico troppo rialzato del nono gradino della scala.

La malcapitata perde l’equilibrio. È in perfetta forma fisica e ha le mani libere dal momento che porta uno zainetto sulle spalle. Con la mano destra tenta di aggrapparsi al corrimano ma non lo trova e rovina pesantemente al suolo sbattendo con violenza il mento e la testa.

Viene immediatamente soccorsa dagli altri passeggeri. Viene chiamato il capotreno che solerte stila un rapporto sull’accaduto. Alla successiva fermata di Cattolica, in stazione ad attenderla ci sono i sanitari del 118 che in ambulanza la trasportano all’ospedale Cervesi dove, dopo gli esami e le radiografie, le viene riscontrata la frattura del quarto metacarpo della mano destra, un lieve trauma cranico e un’ampia ferita lacero contusa al mento che necessita di punti di sutura.

Insomma, una brutta botta. Senza contare che dopo la rimozione del gesso alla mano portato per trenta giorni, la giovane si è dovuta sottoporre a cicli di magnetoterapia e fisiochinesi per il recupero dell’articolazione. L’anconetana, per essere risarcita del danno subito, si affida allo Studio3A-Valore, una società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei cittadini.

Sulla carta sembra una pratica semplice: ci sono decine di testimoni, c’è il referto del capotreno, c’è la documentazione medica completa, copia del biglietto e quant’altro. La documentazione viene spedita a Trenitalia, ma Trenitalia non risponde. Né alla richieste di aprire il sinistro, né alle richieste di trasmettere copia del rapporto dell’infortunio. Non risponde neppure ai tanti solleciti caduti nel vuoto. Ed è chiaro che l’emergenza Covid-19 non è una giustificazione accettabile.

Finalmente, il 25 maggio 2020 la società Centro Processi Assicurativi, incaricata per la gestione tecnica dei sinistri dalle Ferrovie dello Stato, comunica la presa in carico del sinistro in questione, ma cosa chiede tra i documenti “senza i  quali la pratica non potrà avere seguito?” Sì, proprio quello: il verbale del capotreno! Quel verbale che possiede solo Trenitalia e che Studio3A ha richiesto invano per sei mesi. Intanto, la giovane anconetana aspetta… perché in Trenitalia non sono solo i convogli a viaggiare in ritardo, pure le pratiche vanno a rilento. Specie quelle risarcitorie!

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