Wifi gratuito in tutti i Comuni italiani

Il progetto inaugurato ieri dal Ministero dello Sviluppo Economico che ci ha messo 48 milioni di euro. L’Onorevole osimano Giuliodori: “questa è la nostra idea di sviluppo, la nostra idea di Paese”

Roma, 27 febbraio 2019 – Wifi gratuito per i Comuni su tutto il territorio nazionale. È stato inaugurato ieri dal Ministero dello Sviluppo Economico il progetto Piazza Wifi Italia,  che dà l’opportunità a tutti i Comuni italiani – in particolare ai piccoli Comuni sotto i 2.000 abitanti e a quelli colpiti dal sisma del 2016 che avranno priorità – di installare una rete Wifi libera e gratuita per tutti i cittadini, su tutto il territorio nazionale, permettendo di superare l’isolamento digitale e fermare lo spopolamento delle zone periferiche del Paese.

Per il progetto, che all’atto dell’avvio dell’iter prevedeva 8 milioni di euro, ieri sono stati stanziati 45 milioni di euro. I Comuni potranno farne richiesta direttamente online, sul sito wifi.italia.it.

«Invitiamo tutti i Comuni ad aderire il prima possibile all’iniziativa – commenta l’Onorevole osimano Paolo Giuliodori (M5s) – Non rimaniamo indietro. L’accesso gratuito alla rete vuol dire innovazione, crescita, sviluppo economico, ma anche più inclusione sociale, più libertà e più democrazia. E significa dare la possibilità a territori in grande difficoltà, come ad esempio quelli colpiti dal sisma del 2016, di rinascere. Crescita e sviluppo tecnologico in ogni area del Paese, nell’ottica della creazione di una vera Smart Nation: questa è la nostra idea di sviluppo, la nostra idea di Paese».

L’Onorevole osimano Paolo Giuliodori (M5s)

I primi Comuni coinvolti nella sperimentazione del progetto sono stati: Accumoli, Amatrice, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino, Castel Sant’Angelo, Cantalice, Cittaducale, Cittareale, Leonessa, Micigliano, Poggio Bustone, Posta, Rivodutri, Rieti.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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