Una corsa per un’amica: fa tappa ad Ancona la ciclista Orietta Casolin

Partita da Portogruaro per sensibilizzare sulla violenza sulle donne è diretta a Roma. Attesa venerdì 19 novembre davanti al Comune dorico

Ancona, 18 novembre 2021 – Fa tappa ad Ancona domani mattina, 19 novembre, l’iniziativa Una corsa per un’amica, nata in Veneto, a Portogruaro, grazie all’idea di Orietta Casolin della società sportiva Sagittabike, che ha intrapreso un viaggio in bicicletta con destinazione Roma con lo scopo di sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne.

L’arrivo nella capitale è previsto infatti per giovedì 25 novembre 2021, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Orietta Casolin

Lungo il percorso, anche per tratti parziali, sono coinvolti altri atleti. Nella tappa di Ancona, Orietta Casolin sarà attesa tra le 11 e le 11.30 sotto la sede del Comune, in Largo 24 Maggio, dove sarà accolta dall’assessore allo Sport Andrea Guidotti, dall’associazione sportiva Quintabikers Asd che scorterà la ciclista fino a Porto Recanati, e da tutti i cittadini che vorranno partecipare e anche unirsi a lei per pedalare insieme per un tratto di strada.

«Questa iniziativa – si legge nella lettera di presentazione inviata al sindaco Valeria Mancinelli dal primo cittadino di Portogruaro, Florio Faverovuole essere un messaggio rivolto a tutte le persone che sono vicine alle donne che tutti i giorni subiscono violenza sia psicologica che fisica. Obiettivo del progetto è quello di sensibilizzare sia chi ha subito, sia chi sta vivendo questa esperienza negativa, perché si faccia aiutare rivolgendosi ai centri antiviolenza».

Per Ancona si tratta dunque di una prima iniziativa, che fa da preludio al nutrito programma di eventi e appuntamenti che si stanno mettendo a punto proprio in questi giorni in vista della giornata del 25 novembre e che si protrarranno fino al 10 dicembre.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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