Torino: da film d’animazione la cronaca delle ultime ore

Torino. Un suv imbocca per sbaglio la grandinata d’ingresso della metropolitana davanti alla stazione di Porta Nuova. Nello stesso giorno, uno spacciatore marocchino percorre l’autostrada Torino Bardonecchia in retromarcia, per sfuggire all’arresto; e due auto impegnate in una gara clandestina ne coinvolgono una terza in un incidente in corso Regina Margherita.

Il suv che ha scambiato l'ingresso della metropolitana per una rimessa
Il suv che ha scambiato l’ingresso della metropolitana per una rimessa

La cronaca delle ultime ore di Torino assomiglia a un copione della Pixar per l’ultimo film di animazione della Disney. Pare la parodia di Cars 2, ma studiata nei particolari dai fratelli Vanzina. Per essere animazione vera occorrerebbe anche il mostro e il principe azzurro.

Allora tocca spostarsi indietro nel tempo di sei giorni e andare in provincia, a Burolo, dalle parti di Ivrea. Qui, un cinghiale per sfuggire a una battuta di caccia è entrato nel centro abitato e si è rifugiato su di un balcone, terrorizzando una signora e sua figlia. Per abbatterlo è intervenuto il sindaco, Franco Cominetto, che ha imbracciato la sua doppietta e l’ha fatto secco.

Tutte storie a lieto fine, tranne che per il cinghiale e per il povero cinquantaseienne, che si è trovato in mezzo a un gran premio, in uno dei corsi più battuti della città, senza saperlo.

Il cinghiale spaventato
Il cinghiale spaventato

Il suv che voleva prendere la metro, era guidato da una donna straniera che, probabilmente, pensava di aver imboccato l’ingresso di un parcheggio sotterraneo. Ha destato soltanto stupore tra i passanti e i frequentatori della metro.

Il fuggitivo marocchino è stato bloccato dopo qualche decina di metri d’autostrada percorsi in retromarcia dalla stradale. Era un corriere internazionale. Aveva 230 chili di hashish in panetti. Ora medita sul ritiro della patente nella casa circondariale “Lo Russo e Cotugno”.

Infine, il sindaco Cominetto, possessore di regolare porto d’armi e cacciatore esperto, è un semi eroe e Burolo è in trattativa per diventare il prossimo backstage di Cappuccetto rosso. In paese, qualcuno sogna di vedere l’eroina delle fiabe interpretata da Belen.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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