Simulazione protocollo Parrucchieri, Estetiste, Centri Benessere

Testate in due saloni di Ancona le regole da seguire alla presenza del Presidente Ceriscioli e delle associazioni di categoria

Ancona, 10 maggio 2020 – Prove di ripartenza. Gli scenari operativi per riaprire in sicurezza le attività lavorative di parrucchieri, barbieri ed estetiste sono stati testati, ieri, nel corso di una simulazione che si è svolta in due saloni di parrucchieria ed estetica del capoluogo regionale, a cura delle associazioni di categoria Confartigianato e Cna.

Alla simulazione erano presenti il presidente Luca Ceriscioli e l’assessore Manuela Bora. I tecnici della Regione Marche, il direttore generale di Asur Nadia Storti e i vertici regionali delle associazioni di categoria hanno operativamente verificato la validità delle disposizioni anti Covid-19, codificate da un protocollo d’intesa che, una volta firmato il decreto attuativo, potrebbe consentire di anticipare nelle Marche la riapertura delle attività rispetto alle indicazioni nazionali.

Parrucchieri, prove di ripartenza (foto archivio Vvox)

Le associazioni di categoria hanno individuato due saloni per lo svolgimento della prova. Il presidente Ceriscioli ha partecipato alla verifica nel salone Amoa di Via San Martino e l’assessore alle Attività produttive Bora a quella successiva che si è svolta nei locali del salone Stefania Team in Via Cristoforo Colombo.

Nel corso della simulazione con alcune clienti e dipendenti, sono state concretamente messe in atto le forme di protezione e di contenimento del contagio e sono stati mostrati i percorsi per gli spostamenti sicuri all’interno dei negozi e la cartellonistica che dovranno essere adottati in tutti i locali al momento della riapertura.

Prova superata brillantemente – ha detto il presidente Luca Ceriscioli – perché vedo dispositivi di sicurezza, cartellonistica informativa e strumenti per la sanificazione. Le dimostrazioni di questa mattina hanno messo in evidenza un’attenzione e un livello notevole, che deve essere lo standard per la ripartenza

Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli

Dalla fine di aprile – ha detto l’assessore alle Attività produttive Manuela Bora – le associazioni di categoria hanno chiesto un incontro urgente alla Regione facendo presente che stavano già lavorando su un protocollo di sicurezza e che c’erano già tutti i presupposti per poter ripartire, quindi abbiamo cominciato insieme con loro, abbiamo coinvolto l’ufficio Igiene della Regione Marche, che ha dato un contributo molto importante. Abbiamo deciso di sperimentare questa simulazione dal vivo visto che non ce n’erano altre a livello nazionale e così la Regione Marche può funzionare da apripista per vedere se il protocollo funziona effettivamente. Partirà una campagna di informazione su tutto il territorio regionale”.

Sono molto soddisfatta – afferma il direttore generale Asur Nadia Storti – Insieme abbiamo costruito un protocollo che possa dare sicurezza sia ai lavoratori, sia ai clienti. Nel sistema che abbiamo creato non ci sono controllato e controllore, ma c’è la volontà di tutti di far ripartire questa nostra regione e questa nostra economia”.

La dottoressa Nadia Storti, direttore generale Asur

Di seguito le linee guida:

  • In base al protocollo, durante la fase di emergenza e fino a nuove disposizioni, per evitare gli assembramenti delle persone, l’orario di lavoro si svolgerà dalle 8.00 alle 21.30, con possibilità di estenderlo anche nei giorni festivi e su turnazione.
  • Le attività si organizzeranno esclusivamente su appuntamento, sempre con il rispetto delle distanze di sicurezza e con l’uso di appropriati dispositivi anti contagio.
  • Sarà obbligatorio l’uso della mascherina chirurgica per il lavoratore e per il cliente, con scrupolosa cura per l’igiene delle mani.
  • Ogni dipendente seguirà e gestirà lo stesso cliente in tutte le fasi della lavorazione, per evitare promiscuità all’interno della struttura.
  • Sono previste disposizioni specifiche per i saloni di acconciatura che non dispongono di spazi chiusi in cui ospitare un solo cliente per operatore.
  • Misure aggiuntive varranno per i centri estetici, come l’utilizzo di scarpe, camici, teli monouso, mascherine a presidio medico e un’accurata sanificazione dei lettini.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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