Sarajevo si mobilita per Aleppo

Sarajevo. Rappresentanti di cattolici, ortodossi, musulmani ed ebrei uniti per chiedere fine ai crimini contro i civili di Aleppo. Hanno sfilato a Sarajevo, capitale della Bosnia Erzegovina. Insieme ai religiosi, anche centinaia di residenti.

La folla fatta di
La folla di cristiani, ortodossi, mussulmani ed ebrei che ha manifestato a Sarajevo chiedendo la fine dei crimini civili ad Aleppo

Aleppo sta subendo in questi giorni la cruenta riconquista da parte delle truppe fedeli al presidente Assad.

I manifestanti si sono dati appuntamento nella centrale Piazza dei bambini di Sarajevo e hanno chiesto a gran voce alla comunità internazionale di fermare subito i crimini contro la popolazione civile.

Non è un caso che sia stata proprio Sarajevo, tra le città europee a mobilitarsi per prima. In molti ricordano ancora l’assedio dell’esercito serbo-bosniaco, durato ininterrottamente dall’aprile del 1992 e il febbraio del 1996. Provocò più di 12.000 morti e 50 mila feriti.

Non è un caso nemmeno l’aggregazione tra le varie rappresentanze religiose della città.

Le cronache locali, come racconta anche “Un ponte sulla Drina” del nobel Ivo Andric, testimoniano collaborazione e condivisione tra imam, pope e rabbino, di fronte a situazioni eccezionali.

Andric li voleva uniti e in prima linea, soprattutto in occasione delle varie invasioni subite dalla città, da quella turca a quella austriaca.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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