Rincari 2017: mille euro in più a famiglia

Dallo studio del Codacons cala solo il canone Rai

Roma – Ondata di rincari senza precedenti nel 2017. A lanciare l’allarme è il Codacons, il coordinamento delle associazioni a difesa del consumatore.  L’aumento dei prezzi  riguarda quasi tutti i settori per una spesa a famiglia di quasi 1000 euro in più nell’arco di un anno.

Nel 2017 nuovi rincari per le bollette
Nel 2017 nuovi rincari su vari fronti per le famiglie italiane

Nel dettaglio, i beni non alimentari lievitano in media per 300 euro; 190 euro gli alimentari, di 64 euro in più è la spesa dei trasporti, mentre l’aggravio per i pedaggi autostradali rincara per circa 30 euro.

Nei giorni scorsi, nello stesso settore, il Codacons aveva preannunciato già una stangata di 130 euro sui carburanti, solo per chi aveva deciso di spostarsi durante le festività.

Anche le bollette spiccheranno il volo, con luce e gas rincarate per una media che si aggira intorno ai 29 euro.

Nel nuovo anno previsti aumenti sul costo dei carburanti
Nel nuovo anno previsti aumenti sul costo dei carburanti

Lo studio arriva quasi in concomitanza con i dati allarmanti sulle spese di Natale. Per l’intera nazione è stato un Natale flop, con consumi in discesa del 2,3% a livello nazionale, con punte di addirittura 5,5% in centri turistici come Roma.

Un effetto dell’allarme terrorismo? Pare di no. Sembra prevalere, almeno in parte, un clima di depressione. Sono in tanti a denunciare di aver sacrificato la tredicesima in bollette e assicurazioni. Per altro, anche quest’ultimo settore torna a crescere nei prezzi.

Tra i costi presi in considerazione dal Codacons, scenderà solo il canone Rai, da 100 a 90 euro. In un contesto del genere, pare quasi una barzelletta. La lotta all’evasione, con la tassa caricata nella bolletta della luce, pare quindi abbia dato i suoi frutti. Già, ma per l’italiano medio è una ben magra consolazione.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel Sanremo che non c’è più

E che il Covid non sia la scusa per coprire la latitanza della canzone italiana


3 marzo 2021 – Si può scrivere, perché in fondo lo penso davvero, che la prima serata del 71° Festival della canzone italiana di Sanremo non mi sia piaciuta? Facile sparare sulla Croce Rossa, certo, ma proprio non ce la faccio a trovare aggettivi “complimentosi”. E se a metà serata di un brodo allungato con cento banalità mi sono addormentato sul divano – non mi era mai successo nelle ultime cinquanta edizioni – significa che proprio non mi è piaciuto.

Direte: sei cattivo, ingeneroso, fallo tu, in questi tempi da colera, un Festival come si deve. Un Festival con le mascherine, senza pubblico, con l’obbligo del distanziamento. Anzi, di più, con l’obbligo di farlo a tutti i costi perché i conti Rai vanno messi a posto costi quel che costi.

Osservazioni sacrosante, certo; infatti, fosse dipeso da me non lo avrei fatto. Ma non è questo il punto dal mio punto di vista, sia ben chiaro. Un punto di vista del tutto personale di uno che, siccome paga obbligatoriamente un canone per accendere la Rai, si sente autorizzato a esprimere pubblicamente quel che della Rai gli piace o non gli piace. Direte: se non ti piace, cambia canale. Certo, azione possibile ma, se lo facessi, porrei fine ad una onorata carriera ormai antica di fedelissimo del Festival che in passato non ha mai saltato un’edizione. Perché troncare di netto la mia personalissima corsa verso un record: quello cioè d’ascoltatore fedele nei secoli?

Non ci sono più i Festival di Sanremo di una volta, semplicemente perché non ci sono più le canzoni di una volta, i cantanti di una volta, gli ospiti e le star di una volta. Forse, non c’è più neppure una volta, sì, quella volta là che… E qui casca l’asino, cioè io. Perché una volta non c’è mai stato il Covid di oggi… ma che non sia una scusa, però. Come non sia una scusa che non c’è più il pubblico di una volta.

Ieri sera, Fiorello (in foto a destra) non è mai stato il Fiorello di una volta e, di conseguenza, neppure Amadeus (in foto, a sinistra). Bravi per “mestiere” e nulla più. La co-conduttrice Matilda De Angelis ha fatto simpaticamente e disinvoltamente il suo; Zlatan Ibrahimović ha fatto la caricatura di Zlatan ma lo vedo meglio in pantaloncini corti e scarpette chiodate nonostante l’età; il glam rock di Achille Lauro va da sé che non mi è piaciuto (ma sono io l’asino, l’ho già detto), mentre Loredana Bertè è stata sì quella di una volta grazie al medley di successi del passato. Certo, la Bertè di una volta aveva un’altra voce ma gli anni passano per tutti mentre i successi restano.

Sulle canzoni in gara stendo un velo pietoso, lo stesso velo che si è steso sui miei occhi fino a quando non si sono chiusi portandomi da Morfeo. Finché sono riuscito a tenerli aperti, quel che hanno sentito le mie orecchie hanno fatto stridere i nervi e attanagliare le viscere. Sul palco ad esibirsi, a parte un paio d’eccezioni, non c’erano i testimonial della musica italiana d’autore bensì i più cliccati sul web. E lo sa il mondo intero: non bastano 10 milioni di like per fare di un pezzo una canzone con la C maiuscola, o di un cantante un grande interprete con una grande voce.

Era il primo ascolto quello di ieri, un ascolto per giunta assonnato. Per cui rimando altri giudizi alle successive serate, nella speranza che Morfeo si faccia i fatti suoi. Chiudo con gli ascolti di ieri. 11 milioni 176 mila, pari al 46.4% di share, i telespettatori che hanno seguito su Rai1 la prima serata del 71° Festival di Sanremo nella prima parte; la seconda parte ne ha avuti 4 milioni 212 mila con il 47.8%  Lo scorso anno, sempre nella prima serata, la prima parte aveva avuto 12 milioni 480 mila spettatori con il 51.2%, la seconda 5 milioni 697 mila con il 56.2%. Curiosissimo di vedere come andrà questa sera.

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