Reddito di Emergenza, quattro nuove mensilità

Da giugno a settembre. La domanda entro il 31 luglio. Luigi Biagetti di Acli Marche ricorda i requisiti necessari

Marche, 4 luglio 2021 – Reddito di Emergenza: al via con il decreto Sostegni bis le domande per le quattro nuove mensilità, da giugno a settembre 2021. Per richiederle è necessario inoltrare la domanda in via telematica all’Inps entro il 31 luglio 2021. L’unica novità è che il periodo a cui fare riferimento per indicare l’importo del reddito familiare non è più febbraio 2021, ma aprile 2021.

Le procedure online sono state aperte dall’Istituto il 1° luglio, e i Patronati i Caf e i servizi delle Acli sono già operativi. Non si tratta di una proroga e non c’è alcun automatismo a favore di chi ha già ottenuto le mensilità di marzo, aprile e maggio 2021: tutti dovranno fare una nuova domanda. Viene modificato il valore del reddito familiare, ora il mese a cui fare riferimento è quello di aprile 2021.

Luigi Biagetti, presidente di Acli Marche

Ne abbiamo parlato con Luigi Biagetti, presidente delle Acli Marche.

Presidente, il Governo Draghi con il decreto Sostegni bis ha ulteriormente esteso il Reddito di Emergenza da giugno a settembre 2021, per voi cosa significa?

«Si prosegue – dice il presidente regionale – il lavoro già iniziato. È un’azione sociale a sostegno di molte famiglie presenti nelle nostre comunità. Tramite i servizi delle Acli, Caf e Patronato, metteremo in campo ogni sforzo organizzativo e operativo affinché tutti coloro che vivono in situazioni complesse e hanno diritto al REm, riescano a fare la nuova domanda all’Inps per queste ulteriori quattro mensilità. I tempi per presentare la domanda per le nuove quattro mensilità sono molto stretti, per questo oltre alla consueta modalità per appuntamento in presenza, è disponibile un sito dedicato esclusivamente al Reddito di Emergenza, dove sarà possibile inviare i dati in tutta sicurezza. Basta accedere al sito www.rem2021.it muniti di Isee aggiornato e al resto ci penseremo noi. Al Patronato Acli il servizio è gratuito, conosciamo bene la materia».

Quali sono i requisiti per accedere al Reddito di emergenza?

«Devono esserci tutti i seguenti requisiti:

  • Il richiedente è residente in Italia.
  • Il valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2021, determinato in base al principio di cassa, è inferiore all’ammontare mensile del beneficio REm potenzialmente spettante (detta soglia, per i nuclei familiari che risiedono in abitazione in locazione, è incrementata di un dodicesimo del valore annuo del canone di locazione come dichiarato ai fini Isee).
  • Il valore del patrimonio mobiliare familiare, con riferimento al 31 dicembre 2020, è inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000. Il massimale è incrementato di euro 5.000 in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini Isee,
  • Il valore dell’Indicatore Isee è inferiore ad euro 15.000.
  • Nessun membro del nucleo familiare percepisce o ha percepito trattamenti economici legati alla emergenza Covid-19 di cui all’articolo 10, del Decreto Legge 22 marzo 2021, n.41
  • Nessun membro del nucleo familiare è titolare di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità.
  • Nessun membro del nucleo familiare è titolare di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda mensile sia superiore alla soglia massima di reddito familiare, individuata in relazione alla composizione del nucleo.
  • Nessun membro del nucleo familiare è percettore di Reddito o Pensione di Cittadinanza ovvero di analoghe misure istituite dalle province autonome di Trento e Bolzano“.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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