Polverigi. Tragedia familiare nell’azienda di proprietà

Polverigi. Sono bastati pochi istanti per consumare una disgrazia familiare e molto probabilmente non basterà una vita intera per comprenderne la gravità ed il profondo dolore. Una brutta pagina natalizia che ha visto coinvolti un padre e un figlio nell’azienda agricola di famiglia.

La salma coperta da un lenzuolo
La salma di Celso Moroni coperta da un lenzuolo a ridosso del rimorchio che lo ha schiacciato

Il padre 87enne e titolare dell’azienda, schiacciato da un mezzo pesante rimorchiato da un trattore guidato dal figlio 61enne, agricoltore, che non si è accorto di nulla e solo alla vista del sangue è sprofondato in una totale disperazione.

È successo a Polverigi (AN), nella mattinata di oggi, lunedì 12 dicembre, e all’improvviso. Erano le ore 09:30 circa, il sig. Tarcisio Moroni nato e residente a Polverigi, classe 1955, separato, agricoltore, alla guida del trattore agricolo Same trainante il rimorchio Pagliani, mentre effettuava una manovra in retromarcia presso l’azienda agraria di famiglia in via Dell’Industria 29, non si accorgeva della presenza del padre, Celso Moroni, e lo investiva con le ruote posteriori del rimorchio.

L’anziano Celso, classe 1930, decedeva sul colpo per schiacciamento del capo e del torace. Sul posto intervenivano i carabinieri di Agugliano e quelli del Nucleo Operativo della Compagnia di Osimo che, sotto la direzione e coordinamento del Cap. Raffaele Conforti, eseguivano i rilievi unitamente al personale dell’Asur Marche di Ancona, constatando che la vittima giaceva a terra esanime in una vistosa pozza di sangue.

Il trattore con rimorchio
Il trattore con rimorchio

A rilievi effettuati, venivano sequestrati i mezzi dell’azienda agricola coinvolti, mentre la salma veniva trasportata presso l’obitorio dell’ospedale regionale di Torrette di Ancona.

Dagli immediati accertamenti emergeva chiaramente una disgrazia familiare causata probabilmente dalla disattenzione dei due congiunti che lavoravano e abitavano all’interno della propria azienda. Evidenti le responsabilità colpose del sig. Tarcisio che, preso dalla disperazione e dal rimorso, confermava la sua colpevolezza esternando tutta la propria angoscia per non aver visto il proprio padre, investendolo..

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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