Pesaro – Vaccino: partita somministrazione al personale scolastico

Fuori dal centro Monaldi qualche assembramento nella prima ora

Pesaro, 2 marzo 2021 – Partita stamattina anche a Pesaro la campagna vaccinale del personale scolastico: docenti e dipendenti Ata sono andati al centro sociale Monaldi alla Celletta per ricevere la dose di vaccino anti Covid. Nello stesso luogo, dallo scorso 20 febbraio, si stanno recando anche gli over 80.

Nella prima metà della mattinata – fa sapere l’Agenzia Dire – complice anche un leggero rallentamento nell’avvio delle somministrazioni, si è registrato qualche disagio con assembramenti di persone in coda all’esterno della struttura.

Pesaro – Le persone in coda al centro sociale Monaldi dove sono iniziate le vaccinazioni al personale scolastico

«Stamattina, per la prima volta, si e’ registrato qualche intoppo, in particolare tra le 8 e le 9– spiega il responsabile comunale della Protezione civile, Ugo SchiaraturaSolitamente facciamo una sessantina di persone all’ora mentre oggi nei primi 60 minuti siamo intorno alle 40 persone, questo ha determinato qualche disagio ma stiamo gradualmente recuperando».

Al centro sociale Monaldi prestano servizio quattro volontari della Protezione civile e quattro della Croce rossa. L’obiettivo è di vaccinare una decina di insegnanti/personale Ata all’ora per arrivare a fine giornata intorno al centinaio di persone. Amministrazione comunale e Area Vasta 1 stanno valutando la possibilità di trovare un’altra location dove somministrare il vaccino con spazi più adeguati e funzionali alle esigenze di cittadini e operatori.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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