Offagna, il Presepe nel Tufo

Nella ‘’Grotta nella grotta’’ viene rappresentata la natività del Gesù. Quattromila visitatori l’anno passato.

Offagna. Il Presepe nel Tufo quest’anno spegne quindici candeline. «Resistiamo seppur tra i problemi noti del nostro Comune» ci dicono gli organizzatori del Gruppo Presepe Offagna Zetesis che creano, ininterrottamente, ormai dal lontano 2002, questa splendida e originale creatura.

Gli organizzatori del presepio nella grotta: Paolo Lasca, Graziano Gardella, Ezio Rosati, Graziano Mattioli, Mauro e Riccardo Simoncini
Gli organizzatori del presepe nella grotta: Paolo Lasca, Graziano Gardella, Ezio Rosati, Graziano Mattioli, Mauro e Riccardo Simoncini

Inaugurato giovedì, nel giorno della festa dell’Immacolata, e che rimarrà aperto fino al 15 gennaio, tutti i giorni: dalle ore 10 alle 24.

Il tutto nasce in una grotta del Comune. Con oltre cinquanta statuine, in vetroresina, che formano il presepe in una splendida cornice di tufo dove viene rappresentata la natività di Gesù. Ricco di particolari, come le statuine  in movimento.

Alcune statuine del presepe
Alcune statuine del presepe (foto Monarca)

«La passione e l’entusiasmo che ci ha spinto alla realizzazione del presepe è stata ripagata da un costante aumento di visitatori, dal loro apprezzamento e da importanti recensioni. Invitiamo anche quest’anno tutti a visitare il Presepe nel Tufo ‘’La Grotta nella grotta». Numeri che crescono, con migliaia di visitatori che salgono annualmente sulla Rocca. Almeno quattromila i visitatori annuali.

«Sempre in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e altre associazioni, per rendere ancora più affascinante ed abbellire le vie del nostro bel Borgo, proponiamo la realizzazione di presepi o alberi di Natale da posizionare davanti alle proprie abitazioni o realizzare mini presepi da esporre in alcuni locali. Ciò contribuirà a valorizzare ulteriormente il nostro bel centro storico e far respirare al visitatore una magica atmosfera natalizia. Vogliamo rendere la nostra “piccola” Offagna una grande Città del Natale!»


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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