Nelle Marche quasi tremila i casi positivi al Covid-19

I dati provincia per provincia. In Italia 3.491 nuovi contagi ma il dato è in diminuzione

25 marzo 2020 – L’ultimo aggiornamento parla di 2.934 casi positivi nelle Marche. Così, provincia per provincia:

Ancona, 820

Pesaro, 1.432

Macerata, 395

Fermo, 160

Ascoli P. 80

extra regione, 47

totale 2.934

I ricoverati non in terapia intensiva sono 756: quelli in terapia intensiva 148. Totale ricoverati 1.086. I dimessi sono 119; i guariti 8. In isolamento domiciliare, 1.553; mentre i deceduti sono 310.

Casi e contatti in isolamento domiciliare:

provinciaasintomaticisintomaticitotaledi cui oper. sanit.
Ancona1.0714581.529197
Pesaro1.9895392.528203
Macerata73320093386
Fermo47610658293
Ascoli Piceno2643630021
totale4.5331.3395.872600

 

In Italia – Casi confermati 63.927; attualmente 57.521 positivi (oggi, 3.491 nuovi contagi), decessi confermati 6.820 (oggi 683),  guariti 8.326 (Ministero della Salute)

Per il quarto giorno consecutivo rallenta la crescita dei contagi in Italia. Un dato che dovrebbe confermarsi anche nei prossimi giorni per avere la certezza che le restrizioni messe in campo stiano dando le risposte auspicate. Per questo motivo lo stare a casa continua ad essere un imperativo assoluto.

Nel Mondo – Casi confermati nel mondo: 378.041; decessi confermati: 16.365 (ECDC)

A un mese dallo scoppio dell’epidemia, la Cina abbassa il livello di rischio per coronavirus nello Hubei. Sempre dalla Cina, in arrivo il terzo volo con medici e forniture mediche per sostenere l’Italia.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

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di Paolo Fileni

Ecco, Marco ci dice come siamo fatti

Le miserie umane in tempo di Covid-19 descritte da chi sta ‘dall’altra parte’ di un bancone


5 aprile 2020 – Il mondo, in questi giorni di resistenza e di clausura, non è quasi mai quello che vediamo con i nostri occhi. Forse, non lo è mai stato. Siamo così presi da noi, dalle nostre esigenze e personali egoismi, dai nostri piccoli o grandi drammi familiari, che difficilmente riusciamo a percepire quel che siamo davvero. O come ci muoviamo in mezzo agli altri, troppo concentrati a risolverci e a soddisfarci individualmente per riuscire a percepire come ci vedono dall’esterno.

Un esempio? Vi propongo la testimonianza di Marco Auricchio che arriva direttamente dai social. Una testimonianza forte, a tratti offensiva. Ma si tratta di un’offesa prima ricevuta e poi restituita al mittente. Che ci piaccia o no. Marco è l’altro, uno di quelli che ci guardano, e ci giudicano, dall’altra parte di un bancone di un supermercato (foto generica) della provincia di Ancona. Uno dei tanti che ci servono ogni giorno con pazienza e umiltà, e che spesso neppure vediamo. Ma loro sì che ci vedono, e sopportano in silenzio per contratto le nostre miserie umane, finché alla fine si sfogano e ci descrivono per quello che siamo. Senza tanti fronzoli. Scrive Marco:

«… Mi dispiace dirlo, ma dal coronavirus la maggior parte degli Italiani non ha imparato e non imparerà niente, se non a saper fare il pane e la pizza in casa e a cercare con ossessione l’alcool e il lievito di birra nei supermercati.

Io non svolgo una mansione importante, non faccio il medico o l’infermiere, faccio l’addetto alle vendite, banconiere, fruttarolo in un supermercato, uno di quei lavori che prima di questa tragedia avete sempre considerato di basso ceto sociale.

Ad oggi ci definite eroi, perché andiamo al lavoro nonostante tutto, anche se non lavoriamo in sicurezza, anche se non abbiamo i dispositivi di protezione adatti, anche se le persone ci rispondono in modo maleducato, anche se facciamo doppi turni, anche se vediamo ogni giorno le stesse facce, anche se vediamo persone che fanno la spesa tre volte al giorno per otto fottuti euro a scontrino, anche se ci sentiamo fare sempre le stesse domande sull’alcool, sul lievito di birra, sui rifornimenti.

E sapete perché? Perché noi, alla maleducazione della gente ci eravamo abituati già prima della pandemia, quando arrivavate al banco senza salutare, con tono stizzito per la coda, urlando ‘oh non me servi che cho fuga’, Non siete cambiati neanche un po’, anzi, siete ingrassati come le vacche e siete diventati più scemi e stronzi.

È inutile cantare dai balconi e dire che andrà tutto bene perché francamente, se la situazione è quella che vivo io, non andava bene prima e non andrà bene neanche dopo.
Avreste dovuto imparare l’importanza dello stare in famiglia, della salute più che altro luride merde superficiali, e dell’amore per la natura, e invece non avete imparato nulla, se non come usare il lievito. Beh, a questo punto spero che vi ci strozziate maledetti…
».

Foto. Fine. Pubblicità!

 

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