Monsano (AN) – Giovane operaio brasiliano coltivava marijuana in casa

Aveva allestito due serre con il classico “grow box”

Monsano, 17 luglio 2018 – Continua incensante l’attività di contrasto allo spaccio di sostanza stupefacente da parte della Polizia di Stato nella provincia di Ancona.

Nella giornata di ieri, personale della Squadra Mobile dorica ha arrestato un cittadino brasiliano perché trovato in possesso di 1000 grammi di marijuana.

Monsano (AN) – Una delle serre indoor trovate in casa del giovane brasiliano

I poliziotti della Sezione Antidroga da giorni tenevano sotto controllo il giovane, convinti che il suo apparire come un bravo operaio non fosse la sola attività che svolgeva, visto il suo particolare ed elevato tenore di vita.

Ieri mattina hanno fatto irruzione nella sua abitazione nel Comune di Monsano. All’interno del suo appartamento hanno rinvenuto due serre indoor completamente attrezzate per la coltivazione della marijuana.

Il giovane le aveva allestite con il classico “grow box” dotato di una potente lampada HPS, igrometri, tubi per l’areazione, attrezzature varie, sostanze chimiche e diverse boccette di fertilizzante.

Il ventottenne ha tentato di giustificarsi dicendo agli agenti che non sapeva dell’illiceità del suo comportamento, dal momento che da quando era in Italia lo aveva sempre fatto.

Il brasiliano è stato tratto in arresto e associato alla casa circondariale di Montacuto in attesa del giudizio di convalida.

 

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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