Marche: povera una famiglia su dieci

Barbaresi e Marinucci (Cgil): “Contro la povertà, solo il lavoro”

Ancona, 3 agosto 2021 – Nel suo recente rapporto sulla povertà in Italia nel 2020 l’Istat stima che 2 milioni di famiglie, e 5,6 milioni di persone, vivono in condizioni di povertà assoluta, ovvero, non sono in grado di sostenere la spesa per beni e servizi essenziali a uno standard di vita accettabile. Si tratta rispettivamente del 7,7% e del 9,4% del totale delle famiglie e della popolazione italiana: povertà assoluta in forte aumento ai livelli più elevati degli ultimi 15 anni, nonostante le misure messe in campo per contenere gli effetti sociali della pandemia.

Nelle Marche risulta povera una famiglia su dieci. Dati Istat 2020 (foto, La Difesa del Popolo)

In calo la povertà relativa (anche per effetto del forte calo della spesa per consumi sulla base della quale viene definito il livello di povertà relativa) che riguarda in Italia 2,6 milioni di famiglie e circa 8 milioni di persone. La povertà relativa, cosi come quella assoluta, è più diffusa soprattutto tra le famiglie con 4 o più componenti, soprattutto quelle con figli minori, tra le persone con bassi titoli di studio, tra i disoccupati e gli operai e tra i cittadini stranieri.

Nelle Marche, nel 2020, secondo i dati Istat elaborati dalla Cgil Marche, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono il 9,3% del totale, sostanzialmente stabili rispetto a un anno fa (9,5%) ma nettamente al di sopra della media delle regioni del Centro (6,4%).

Le persone che nelle Marche vivono in famiglie in condizioni di povertà relativa rappresentano il 14,6% della popolazione, una percentuale in crescita oltre ad essere nettamente al di sopra della media delle regioni del Centro (8,9%) e anche alla media nazionale (13,5%).

“Sono  dati drammatici che rendono evidente come sia ancora diffusa la condizione di disagio di tante persone” – dichiarano Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche, e Rossella Marinucci, segretaria regionale responsabile delle politiche sociali – È un quadro davvero desolante per le Marche, soprattutto se raffrontato alle altre regioni del Centro”.

Nella regione, l’impatto del Covid è stato pesante sia in termini di posti di lavoro persi sia di ricorso agli ammortizzatori sociali che hanno peggiorato ulteriormente le condizioni di lavoro e di reddito di tanti lavoratori e soprattutto lavoratrici. Inoltre, continua a crescere il lavoro precario e quello a tempo parziale, in gran parte involontario, che hanno eroso il lavoro stabile e a tempo pieno, e non garantiscono condizioni di reddito adeguato tanto che solo un lavoratore dipendente su due può contare su un lavoro stabile e a tempo pieno.

Secondo Barbaresi e Marinucci,: «I dati sulla povertà confermano come troppo spesso anche avere un lavoro non sia sufficiente per garantire una vita dignitosa, e anche per questo è urgente affrontare il tema della qualità del lavoro e delle retribuzioni. Occorre intervenire per incrementare salari, produttività, consumi e investimenti».

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo