La PolFer di Ancona arresta due italiani e un marocchino per rapina

Due di loro finiscono in carcere a Montacuto il terzo, minorenne, è finito in comunità

Ancona, 13 luglio 2020 – Notte movimentata quella scorsa per gli agenti della Polizia Ferroviaria in servizio presso la stazione di Ancona Centrale. A dar loro del lavoro sono stati due italiani e un marocchino che hanno tentato due rapine lungo i binari.

I tre soggetti, prima si sono avvicinati ad  un  passeggero in  attesa  di  prendere un treno per Lecce, gli hanno rubato gli occhiali  da  vista  e sono fuggiti al gran galoppo; poi, saliti a bordo di un convoglio in sosta nello scalo, hanno tentato di appropriarsi del  cellulare di un addetto alle pulizie dei treni che lo aveva lasciato in ricarica su un sedile dello scompartimento.

Agenti PolFer (foto di repertorio)

L’operario, accortosi di quanto stava accadendo e aiutato da un suo collega, ha cercato di far desistere i tre malviventi dal furto, non aspettandosi però la loro reazione violenta. A quel punto, all’operaio e al collega non è rimasto che mettersi a gridare.

Fortunatamente, le loro urla hanno attirato sul posto gli agenti della Polizia Ferroviaria del settore operativo, già nelle  vicinanze perché alla ricerca dei fautori del primo episodio. Prontamente bloccati, due malviventi sono stati portati nel carcere di Montacuto; il terzo, non ancora maggiorenne, è stato rinchiuso in  una  comunità per minori.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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