La PolFer di Ancona arresta due italiani e un marocchino per rapina

Due di loro finiscono in carcere a Montacuto il terzo, minorenne, è finito in comunità

Ancona, 13 luglio 2020 – Notte movimentata quella scorsa per gli agenti della Polizia Ferroviaria in servizio presso la stazione di Ancona Centrale. A dar loro del lavoro sono stati due italiani e un marocchino che hanno tentato due rapine lungo i binari.

I tre soggetti, prima si sono avvicinati ad  un  passeggero in  attesa  di  prendere un treno per Lecce, gli hanno rubato gli occhiali  da  vista  e sono fuggiti al gran galoppo; poi, saliti a bordo di un convoglio in sosta nello scalo, hanno tentato di appropriarsi del  cellulare di un addetto alle pulizie dei treni che lo aveva lasciato in ricarica su un sedile dello scompartimento.

Agenti PolFer (foto di repertorio)

L’operario, accortosi di quanto stava accadendo e aiutato da un suo collega, ha cercato di far desistere i tre malviventi dal furto, non aspettandosi però la loro reazione violenta. A quel punto, all’operaio e al collega non è rimasto che mettersi a gridare.

Fortunatamente, le loro urla hanno attirato sul posto gli agenti della Polizia Ferroviaria del settore operativo, già nelle  vicinanze perché alla ricerca dei fautori del primo episodio. Prontamente bloccati, due malviventi sono stati portati nel carcere di Montacuto; il terzo, non ancora maggiorenne, è stato rinchiuso in  una  comunità per minori.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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