La fuga all’estero dei camici bianchi. I dati Istat sono allarmanti

E peggioreranno ulteriormente nei prossimi dieci anni

ROMA. Dopo i ricercatori e i pensionati, fuggono dall’Italia anche i medici. I dati Istat del settore sanitario nazionale sono drammatici. I camici bianchi che hanno chiesto al Ministero della Salute la documentazione utile per esercitare all’estero sono passati da 396 nel 2009 a 2363 nel 2014 (+ 596%).

Sono sempre di più i medici
Sono sempre di più in Italia i medici che richiedono al Ministero la documentazione necessaria per lavorare all’estero 

Nel 2015 per  i soli laureati in Medicina e Chirurgia,  il Ministero della Salute ha rilasciato 1112   attestati di conformità e 1724 attestati di good standing.

Quali le mete più ambite?

I dottori italiani vanno in Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Regno Unito e Svizzera in particolare, oltre che negli Stati Uniti.

Le cause di questo vero e proprio esodo sono individuate nel blocco del turnover. In pratica, il ricambio generazionale è impossibile. Di conseguenza anche il  trasferimento di conoscenze e capacità tecniche.

Una delle tante proteste di medici e universitari iscritti a Medicina
Una delle tante proteste di medici e universitari iscritti a Medicina che chiedono più investimenti per il settore e politiche di rinnovamento

In prospettiva, se non saranno cambiate le politiche, il settore sanitario nazionale, già l’anno prossimo, sarà formato in prevalenza da medici ultra cinquantacinquenni e con molti posti vuoti che non saranno rimpiazzati.

E’ stata la crisi del 2008, e il conseguente de-finanziamento, a indebolire fortemente il settore. Dal 2009 al 2014 i medici dipendenti a tempo indeterminato sono diminuiti di 7.000 unità. Nelle Aziende sono così dilagate le assunzioni  di specialisti convenzionati o con contratti atipici o da liberi professionisti.

Lo scenario per i prossimi 10 anni è ancora più cupo. Andranno in pensione circa 47.300 medici specialisti e circa 8.200 tra medici universitari e specialisti ambulatoriali.  A questi si aggiungono circa 14.300 precari tra tempi determinati e contrattisti alla ricerca di una stabilizzazione definitiva del loro rapporto di lavoro.

La fuga
La fuga di medici all’estero per l’Italia significa una perdita inestimabile sia in termini finanziari sia in termini di alta professionalità

Ma quanto costa formare un medico in Italia?

Si stima una cifra che si aggira intorno a 150.000 euro.

“In termini economici, con questa fuga, è come se regalassimo mille Ferrari all’anno agli altri paesi europei ed extra europei”, si legge in un recente studio dell’associazione medici e dirigenti del settore sanitario nazionale.

Ma c’è un’ulteriore aggravante.  Il danno non è solo economico. Così si perdono talenti, intelligenze, saperi…


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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