Jesi – Nuovi possibili scenari per l’Hotel Federico II in liquidazione

L’assessore Aguzzi: “Alcune società hanno manifestato interesse a rilevare le attività e a subentrare”

Jesi, 10 marzo 2021 – «È stato un incontro che permette di intravedere buoni sviluppi per il  futuro del complesso alberghiero Federico II in liquidazione», così l’assessore regionale al Lavoro Stefano Aguzzi, in merito al nuovo incontro che ha convocato ieri in Regione con la proprietà, la liquidatrice, il rappresentante di Confindustria e le parti sindacali.

Jesi – Il complesso alberghiero Federico II

Tre gli scenari che si sono delineati per la grande struttura ricettiva di Jesi: «Ci sono buone prospettive per i 46 lavoratori con il blocco licenziamenti e la prevista proroga della cassa integrazione Covid in scadenza che verrà probabilmente rinnovata fino a giugno, come anticipato dal ministro Andrea Orlando nel confronto su varie questioni che si è tenuto sempre ieri», ha detto Aguzzi.

«Inoltre sono in corso alcune trattative con alcune società che hanno manifestato interesse al rilevamento delle attività e al subentro – anticipa l’assessore – Infine, si prospetta la possibile riapertura e rilancio delle attività da parte dell’attuale proprietà già dalla prossima estate di tutta la struttura composta da hotel, centro congressi, ristorante, piscina e centro benessere.
Auspicando un buon esito – conclude l’assessore al Lavoro – riconvocherò le parti entro il 20 di aprile per capire come si sono sviluppate queste iniziative».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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