Incendio al porto di Ancona, il comunicato del sindaco Valeria Mancinelli

La prima cittadina fa il punto della situazione in attesa delle risultanze delle analisi sulla tossicità o meno della nube di fumo

Ancona, 16 settembre 2020 – Il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, interpretando le preoccupazioni dei propri concittadini in merito all’incendio scaturito questa notte nella zona portuale, fa il punto della situazione e spiega come si sta affrontando l’emergenza in attesa delle analisi che diranno della tossicità o meno della densa e acre nube di fumo che si è sviluppata nell’area ex Tubimar.

Valeria Mancinelli sindaco di Ancona

«L’incendio in sé è sotto controllo – esordisce il primo cittadino di Ancona, Valeria Mancinelli – I vigili del fuoco sono riusciti a contenerlo e ad evitare che si propagasse anche ad edifici, impianti, aziende ad altre attività vicine e dunque, a questo momento, l’unico impianto coinvolto è quello appunto del centro di stoccaggio merci, dove si è sviluppato l’incendio stesso.

L’altra notizia certa è una buona notizia: non ci sono morti né ci sono feriti.

Riguardo alla fuoriuscita ovviamente molto copiosa di fumo che è continuata per diverse ore e in parte continua anche adesso, a questo momento non abbiamo indicazioni circa la possibile o presunta tossicità della nube. Non abbiamo notizie e accertamenti compiuti e completi o indicazioni certe da parte di Arpam, Asur e Vigili del Fuoco, cioè di tutte le agenzie che per compito di istituto si occupano di questo aspetto.

Abbiamo però, su indicazione delle medesime agenzie, in particolar modo del servizio prevenzione Asur, adottato alcune misure cautelative nella prima mattinata, ovvero quelle già comunicate come sospensione dell’attività scolastica, delle attività all’aperto nei parchi e nelle strutture sportive all’aperto; è consigliato alle persone con particolari fragilità, anziani con patologie e bambini piccoli, di rimanere a casa, salvo esigenze improcrastinabili.

Misure più precise e soprattutto più coerenti con la diagnosi che dovrà essere fatta le prenderemo non appena Asur,  Arpam, Vigili del Fuoco avranno una valutazione più precisa in ordine ai fumi generati dall’incendio.

Sono in corso in questo momento diverse riunioni tecniche; ci stiamo aggiornando e coordinando con le altre istituzioni che si debbono occupare di questi aspetti per avere, il prima possibile, indicazioni certe. Ovviamente, appena avremo informazioni le dirameremo alla città; quella che va evitata in questi momenti è la confusione oltre alla circolazione di notizie non attendibili».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Il dilemma dei cameranesi doc

Dove andrà a finire il loro voto per le Regionali?


Camerano, 16 settembre 2020 – Mancano quattro giorni all’apertura dei seggi per votare sì o no al referendum confermativo del taglio dei parlamentari. Un election day per la verità, dal momento che qui nelle Marche si vota anche per eleggere il nuovo Presidente di Regione e, in tre Comuni nella provincia di Ancona, si vota anche per eleggere il nuovo Sindaco.

Qui a Camerano saranno due le schede che verranno consegnate agli elettori: quella per il referendum e quella per le regionali. E su quest’ultima mi vorrei soffermare. Non foss’altro, perché qui a Camerano a distanza di vent’anni c’è un cameranese doc candidato alla carica di consigliere regionale nelle fila di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Unico candidato in tutto il Comune. Si chiama Lorenzo Rabini (foto) e in paese lo conoscono praticamente tutti. Perché è stato – ed è –  consigliere comunale dal 2001 e consigliere provinciale dal 2007.

Una lunga militanza politica la sua, che nel 2000 lo aveva già portato ad una prima candidatura alla Regione: “Quello fu un modo per farmi conoscere territorialmente” dice lui a tal proposito.

Ma è un’altra la riflessione che vorrei fare e la domanda che mi pongo. Una curiosità che senz’altro verrà appagata il 22 settembre a scrutini terminati. Quanti voti i cameranesi, dirotteranno su di lui? Camerano è un Comune che da decenni è governato dal PD, anche se il sindaco in carica me lo negò espressamente a precisa domanda anni fa. E se il PD sta lì da tempo, significa che di simpatizzanti in paese ne ha una buona manciata.

Cosa prevarrà negli animi di questi simpatizzanti, la bocciatura a prescindere verso un uomo di centrodestra, o la volontà e la necessità di avere in Regione uno che li rappresenti? Per giunta, uno di loro, un compaesano. Detta in un altro modo, quanto hanno colto, i cameranesi, della lunga esperienza politica accumulata negli anni da Rabini? Quanto potrà essere utile un compaesano in Regione per provare a cambiare le sorti e il futuro di un paese come Camerano che si sta spegnendo giorno dopo giorno? Sempre, ovviamente, che Rabini in Regione ci arrivi.

Personalmente, ho sempre pensato e pesato il mio voto badando più al candidato e al suo programma; cercando di valutare come si è mosso negli anni e quanto ha prodotto, come lo ha prodotto e verso chi, piuttosto che basarlo sul colore di una bandiera o di una chiesa. Eppoi, diciamocelo: tra avere un conoscente in Regione e non averlo, è sempre preferibile averlo: non si sa mai!

Staremo a vedere come la pensano e come si muoveranno i cameranesi. Se la vivranno come un’opportunità in più o: “chi se ne importa, tanto il paese è quello che è e non sarà certo un Rabini di turno a cambiare il suo destino”, come mi ha detto tempo fa un altro cameranese doc.

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