Pesaro Urbino. Il sindaco di Montemaggiore al Metauro non si adegua alla volontà popolare

L’Anpci scrive a Ceriscioli per far valere il voto popolare contrario alla fusione fra comuni

Pesaro Urbino. Franca Briglio, presidente dell’Anpci (Associazione nazionale piccoli comuni italiani), scrive indignata al presidente della Regione Marche, Ceriscioli, affinché faccia valere i risultati del referendum popolare che ha bocciato la fusione tra i comuni di Montemaggiore al Metauro, Serrungarina e Saltara.

Nei fatti, gli abitanti di Montemaggiore hanno votato a sfavore della fusione ma i tre sindaci, ribaltando il volere popolare e cumulando le votazione, hanno dichiarato che: “i risultati sono favorevoli al progetto di fusione”.

Di seguito la pubblicazione integrale della lettera di protesta dell’Anpi

 

Ill.mo Presidente della Giunta Regionale delle Marche Dott.  Luca Ceriscioli

Via Gentile da Fabriano 60100 ANCONA

OGGETTO: referendum consultivo del 13/11/2016 per la fusione tra i comuni di Montemaggiore al Metauro, Serrungarina e Saltara.

Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli
Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli

Egregio Presidente,

il referendum in oggetto, per quanto concerne il comune di Montemaggiore al Metauro, ha avuto il seguente risultato: affluenza 63,44% , SI: 35,02%; NO 64,28%.

Pertanto i cittadini del predetto comune inequivocabilmente, a larga e netta maggioranza, hanno detto “NO” alla fusione (tra l’altro ben maggiore è stata l’affluenza alle urne nel suddetto comune rispetto agli altri due, che sono rimasti sotto la soglia del 50,00%).

Questa associazione ha appreso che i Sindaci dei tre comuni interessati alla proposta di fusione, con nota prot. n. 14048 del 18/11/2016 del comune di Saltara, “pur mettendo in risalto forti differenze di valutazione tra gli elettorati dei tre comuni interessati” incredibilmente ed illegittimamente hanno affermato, cumulando indebitamente i voti dei tre comuni, che “i risultati sono favorevoli al progetto di fusione”.

Il sindaco di Montemaggiore al Metauro, Alberto Alesi
Il sindaco di Montemaggiore al Metauro, Alberto Alesi

Questa associazione, oltre a stigmatizzare il comportamento del sindaco di Montemaggiore al Metauro, che non si è adeguato alla volontà popolare, non può che mettere in risalto che un’eventuale fusione forzosa da parte delle Regione Marche, che coinvolga detto comune, i cui cittadini hanno espresso la loro contrarietà alla fusione, sarebbe, oltre che antidemocratica, illegittima per contrarietà alla Costituzione, allo spirito della stessa L.R. delle Marche n.10 del 16/1/1995 e viziata da disparità di trattamento, abuso, sviamento, illogicità, irrazionalità ed ingiustizia manifesta.

Peraltro Codesta Regione, successivamente ai  referendum del 17/4/2016 in cui è prevalsa la contrarietà alla fusione del comune di Mombaroccio in quello di Pesaro e del comune di Tavoleto in quello di Urbino, ha preso atto del risultato e non ha proseguito l’iter per la fusione.

Franca Biglio, presidente Anpci
Franca Biglio, presidente Anpci

Certi che anche in questo caso Codesta Regione si adegui alla volontà espressa dalla stragrande maggioranza dei cittadini di Montemaggiore al Metauro, si inviano distinti saluti.

Roma, 28.11.2016                                                 Franca Biglio

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

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di Paolo Fileni

Diritto e morale di una casta immorale

Fuori i nomi di chi ha scritto e votato la legge sui bonus alle Partite Iva. Luca Zaia: “I politici che l'hanno chiesto non saranno ricandidati”


12 agosto 2020 – Torno sulla questione dei parlamentari e dei consiglieri regionali che hanno chiesto ed ottenuto il bonus riservato alle partite Iva in difficoltà. Lo faccio lasciando la parola e lo spazio odierno di Paneburro&marmellata ad Armando Ginesi che mette nero su bianco tutta una serie di riflessioni in merito. Com’è che in questo Paese nessun politico viene mai chiamato a rispondere delle castronerie che mette in campo? Aggiungo solo che il Garante della privacy ha dichiarato che i nomi dei furbetti si possono fare. Riflette, Ginesi:

«Che la legge abbia consentito (ed ancora consenta) di commettere la cosa indegna che hanno compiuto i cinque deputati e diversi amministratori regionali di avvalersi (o di provarci) del bonus per le partite Iva che hanno sofferto economicamente durante la fase acuta della pandemia, è cosa risaputa. Che siano state persone indegne non significa che abbiano compiuto azioni illegali.

Perché diritto e morale sono cose distinte (qualcuno ha giustamente ricordato come, dopo il 1938, in Italia, perseguitare gli ebrei fosse una cosa legale anche se certamente indegna dal punto di vista etico) ma che, a parer mio, non possono ignorarsi.

E questa è una. Un’altra è che esiste una legge sulla privacy per cui i nomi di questi individui non si potrebbero fare. Ma esistono anche i diritti dei cittadini a non essere turlupinati dai furbacchioni moralmente disonesti, per cui, a mio giudizio, i nomi vanno resi pubblici. Per evitare che gli elettori li rieleggano di nuovo anche se indegni. (E qui bene ha fatto il presidente del Veneto Luca Zaia (foto da Facebook) a decidere che non saranno ricandidati coloro che hanno approfittato di un legge per commettere una mascalzonata. Speriamo che tutti i partiti si comportino allo stesso modo se non vogliono apparire complici dei malfattori, anche questa volta così li definiamo dal punto di vista etico che per noi conta eccome).

Non sono da rieleggere per vari motivi: intanto perché sono soggetti non degni di far parte di un Parlamento, poi perché sono stupidi (non dovevano capire che la cosa sarebbe venuta a galla e che sarebbero stati sputtanati a dovere?), e allora come si possono mandare a far leggi (che tutti noi siamo obbligati a rispettare), persone indegne e cretine?

Ma un’altra riflessione va fatta: chi l’ha scritta quella legge idiota che non ha fissato un tetto o una modalità che impedissero una maialata del genere? E ancora: chi l’ha votata? Dateci l’elenco dei partiti o i nomi dei parlamentari che l’hanno approvata. Magari sono gli stessi che oggi si stracciano le vesti perché qualcuno, fra loro, è stato più cretino degli altri».

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