Il figlio lo aspetta alla stazione di Ancona ma sul treno il padre non c’è

Anziano torinese ultraottantenne colto da malore non riesce a prendere il treno. Salvato dalla Polizia

Ancona, 11 giugno 2020 – Doveva arrivare ad Ancona con un treno IC proveniente da Torino verso le 12.30 ma su quel convoglio, come appurato dalla Polizia ferroviaria di Ancona, l’anziano viaggiatore non era mai salito. L’allarme è stato dato dal figlio che non vedendo scendere il padre dal treno e non riuscendo a raggiungerlo al cellulare che squillava a vuoto, si è rivolto agli agenti della Polfer in servizio presso la stazione dorica.

I poliziotti hanno contattato sia il personale viaggiante del treno sul quale doveva esserci l’uomo, ipotizzando, come a volte capita, che si fosse assopito saltando così la fermata; sia il personale di altri treni fornendo la descrizione della persona. Hanno interpellato anche i colleghi della stazione di Torino e delle altre località di fermata del convoglio, facendo a ritroso il percorso del viaggio, ma con esito negativo.

A quel punto, la sensazione che qualcosa di più grave fosse accaduto ha spinto gli operatori Polfer a far intervenire un equipaggio della volante della Questura di Torino presso l’abitazione dell’ultraottantenne. Un’intuizione che si è rivelata giusta: i poliziotti torinesi, con l’ausilio dei Vigili del fuoco, hanno forzato la porta d’ingresso dell’appartamento dell’anziano e lo hanno trovato riverso a terra colpito da malore.

Subito soccorso, l’uomo non è in pericolo e ora si trova ricoverato per accertamenti clinici presso l’Ospedale del capoluogo piemontese.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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