Green pass. Manifestazioni al porto ad Ancona e in piazza a Pesaro

50 lavoratori davanti a Fincantieri hanno raggiunto un corteo in Via Mattei. Ferrovie dello Stato: “Nessuna criticità nelle Marche”

Ancona, 15 ottobre 2021 – Manifestazioni contro l’obbligo di green pass nei luoghi di lavoro si stanno svolgendo a Pesaro ed Ancona. Nel capoluogo di regione sotto osservazione, in particolare, il porto dorico dove erano annunciati presidi e proteste come riportato dall’agenzia Dire.

«Per quanto riguarda l’attività legata alla trasportistica portuale – spiega la segretaria generale di Fit-Cisl Marche, Daniela Rossisi sta svolgendo regolarmente senza particolari intoppi».

Due presidi, sempre all’interno dell’area portuale, si sono invece tenuti davanti a Fincantieri ed in Via Mattei. «Una cinquantina di lavoratori ha manifestato in maniera ordinate davanti alla sede di Fincantieri fino alle 8.30 – aggiunge Tiziano Beldomenico della Fiom-Cgil di Ancona – Gli operai hanno poi raggiunto Via Mattei dove c’era un altro presidio perlopiù di appartenenti al movimento ‘no green pass’ e da lì si sono diretti verso la sede della Prefettura dove è in programma un’altra manifestazione».

Complessivamente la protesta al porto ha coinvolto quasi 200 persone che, pur non bloccando fisicamente i mezzi in transito, occupando la strada hanno costretto i vigili, per una questione di sicurezza viaria, a chiudere temporaneamente l’accesso nord del porto creando disagi al traffico urbano.

A Pesaro invece, oltre 150 persone si sono date appuntamento in Piazzale Lazzarini davanti al teatro Rossini esponendo striscioni e cartelli al grido di ‘libertà, libertà’ e ‘no green pass’. «Siamo un movimento libero, trasversale e apolitico – spiega uno dei promotori, Davide Di TommasoNoi lottiamo per la nostra libertà e non vogliamo tamponi gratuiti ma la cancellazione del green pass. Io oggi non mi sono presentato al lavoro e chiedo a tutti i lavoratori di non cedere ai ricatti anche a costo di perdere il lavoro».

Intanto, il gruppo di Ferrovie dello Stato fa sapere che: «nelle Marche la circolazione dei treni è regolare e non si registrano criticità legate all’entrata in vigore dell’obbligo del green pass».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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