Gores – Aggiornamento ore 19 del 24 marzo sui deceduti nelle Marche

Il presidente Ceriscioli in quarantena dopo l’incontro di ieri con Bertolaso risultato positivo al Covid-19

Ancona, 24 marzo 2020 – Coronavirus Marche: aggiornamento delle ore 19 del 24 marzo 2020

Il Gores ci ha appena comunicato i decessi di oggi e le notizie sono veramente brutte – afferma il presidente della Regione Luca Ceriscioli – ancora una volta: nelle ultime 24 ore sono venute a mancare 32 persone e oggi abbiamo anche l’ufficializzazione di 4 decessi di pazienti residenti fuori regione e di 21 avvenuti nelle ultime tre settimane, che avevano diagnosi dubbie, oggi confermate”.

Marche, totale deceduti: 283 – 194 maschi, 89 femmine

domicilio dei deceduti per provincia:

Pesaro Urbino,187; Ancona, 48; Macerata, 31: Fermo, 16; Ascoli Piceno, 1.

Per patologie pregresse il 98,2%; età media, 79,4 anni.

Deceduti non residenti nelle Marche

  • 1) osp. Senigallia:  femmina di 77 anni residente a Cagliari;
  • 2) Jesi Tint: maschio di 72 anni residente a San Donato Milanese;
  • 3) Civitanova: maschio di 75 anni residente a Siracusa;
  • 4) Civitanova Med: maschio di 88 anni residente a Perugia;
Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, chiuso in casa in quarantena dopo l’incontro di ieri con Bertolaso

Intanto, è arrivata la notizia della positività di Bertolaso. Come da protocollo, il presidente Ceriscioli, che ieri lo aveva incontrato ad Ancona, si è chiuso in casa in quarantena: «ma questo non mi impedisce di continuare a lavorare, anzi, proseguirò da qui con il grande impegno che tutti si aspettano, e che è necessario in un momento come questo», ha ribadito con fermezza il presidente.

 

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Una striscia quotidiana di riflessione

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di Paolo Fileni

Ecco, Marco ci dice come siamo fatti

Le miserie umane in tempo di Covid-19 descritte da chi sta ‘dall’altra parte’ di un bancone


5 aprile 2020 – Il mondo, in questi giorni di resistenza e di clausura, non è quasi mai quello che vediamo con i nostri occhi. Forse, non lo è mai stato. Siamo così presi da noi, dalle nostre esigenze e personali egoismi, dai nostri piccoli o grandi drammi familiari, che difficilmente riusciamo a percepire quel che siamo davvero. O come ci muoviamo in mezzo agli altri, troppo concentrati a risolverci e a soddisfarci individualmente per riuscire a percepire come ci vedono dall’esterno.

Un esempio? Vi propongo la testimonianza di Marco Auricchio che arriva direttamente dai social. Una testimonianza forte, a tratti offensiva. Ma si tratta di un’offesa prima ricevuta e poi restituita al mittente. Che ci piaccia o no. Marco è l’altro, uno di quelli che ci guardano, e ci giudicano, dall’altra parte di un bancone di un supermercato (foto generica) della provincia di Ancona. Uno dei tanti che ci servono ogni giorno con pazienza e umiltà, e che spesso neppure vediamo. Ma loro sì che ci vedono, e sopportano in silenzio per contratto le nostre miserie umane, finché alla fine si sfogano e ci descrivono per quello che siamo. Senza tanti fronzoli. Scrive Marco:

«… Mi dispiace dirlo, ma dal coronavirus la maggior parte degli Italiani non ha imparato e non imparerà niente, se non a saper fare il pane e la pizza in casa e a cercare con ossessione l’alcool e il lievito di birra nei supermercati.

Io non svolgo una mansione importante, non faccio il medico o l’infermiere, faccio l’addetto alle vendite, banconiere, fruttarolo in un supermercato, uno di quei lavori che prima di questa tragedia avete sempre considerato di basso ceto sociale.

Ad oggi ci definite eroi, perché andiamo al lavoro nonostante tutto, anche se non lavoriamo in sicurezza, anche se non abbiamo i dispositivi di protezione adatti, anche se le persone ci rispondono in modo maleducato, anche se facciamo doppi turni, anche se vediamo ogni giorno le stesse facce, anche se vediamo persone che fanno la spesa tre volte al giorno per otto fottuti euro a scontrino, anche se ci sentiamo fare sempre le stesse domande sull’alcool, sul lievito di birra, sui rifornimenti.

E sapete perché? Perché noi, alla maleducazione della gente ci eravamo abituati già prima della pandemia, quando arrivavate al banco senza salutare, con tono stizzito per la coda, urlando ‘oh non me servi che cho fuga’, Non siete cambiati neanche un po’, anzi, siete ingrassati come le vacche e siete diventati più scemi e stronzi.

È inutile cantare dai balconi e dire che andrà tutto bene perché francamente, se la situazione è quella che vivo io, non andava bene prima e non andrà bene neanche dopo.
Avreste dovuto imparare l’importanza dello stare in famiglia, della salute più che altro luride merde superficiali, e dell’amore per la natura, e invece non avete imparato nulla, se non come usare il lievito. Beh, a questo punto spero che vi ci strozziate maledetti…
».

Foto. Fine. Pubblicità!

 

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