Falconara – La delegazione dei medici albanesi torna a casa

Il grazie della Regione Marche e di Aerdorica

Falconara, 9 maggio 2020 – Questa mattina, presente l’assessore Angelo Sciapichetti per un saluto ed un ringraziamento a nome della Regione Marche, un Atr72 della Guardia di Finanza proveniente dal  Comando operativo aeronavale di Pratica di Mare ha riportato a Tirana la task force sanitaria di 59 infermieri albanesi che ha supportato il sistema regionale nell’emergenza del Coronavirus.

Medici e infermieri erano arrivati nelle Marche il 21 aprile scorso, per essere poi suddivisi in cinque gruppi distribuiti nelle strutture sanitarie e nelle residenze per anziani per assistere malati e ospiti. Il presidente dell’Albania, Edi Rama, aveva ringraziato l’Italia per l’assistenza data dopo il sisma che aveva colpito il Paese delle Aquile: “Cercheremo con questo gesto di ricambiare il bene ricevuto dall’Italia che consideriamo un Paese fratello” aveva detto.

L’Aerdorica, struttura che è stata attiva per tutto questo periodo di Covid-19, ha salutato e ringraziato lo staff dei medici per l’impegno profuso a favore dei pazienti.

Abbiamo buonissimi rapporti con l’Albania  – ha detto Camine Bassetti, ceo Aerdorica – siamo due paesi vicini e speriamo di rilanciare i rapporti con nuove rotte civili e commerciali. La nostra struttura ha sempre garantito voli e collegamenti anche in questo difficile periodo facendo da terminale per voli a scopo medico oltre al normale traffico merci che sta riprendendo in maniera importante“.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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