Due osimani arrestati per furto e truffa ad un’anziana ottantenne

Il fatto è avvenuto in Via Scrima ad Ancona

Ancona, 16 dicembre 2018 – «Venite presto, due uomini mi avevano detto che erano della Croce Gialla e mi hanno venduto il calendario ma poi mi hanno preso i soldi in casa…»

Questo, in sintesi, il contenuto della telefonata al 113 fatta ieri da un’anziana ma combattiva signora abitante in Via Scrima. Immediatamente scattava la caccia all’uomo da parte delle Volanti della Polizia.

«Quello più anziano è sdentato e ha un giaccone con una banda orizzontale chiara all’altezza del petto – l’accurata descrizione agli agenti da parte dell’anziana ottantenne – quello più giovane ha invece un cappuccio o una sciarpa e capelli corti con un ciuffetto più alto davanti..».

Poco dopo gli Agenti notavano in Via Colombo due soggetti noti alle Forze di Polizia per essere tossicodipendenti e pregiudicati per reati contro il patrimonio, la persona e spaccio stupefacenti che uscivano fugacemente da un negozio, perfettamente somiglianti ai due ladri.

Durante il successivo controllo, la signora derubata – uscita di casa nel frattempo con alcuni familiari – notava la scena e avvicinandosi ai poliziotti sbottava: «sono stati loro che mi hanno rubato 50 euro che avevo sul mobile del soggiorno». E raccontava nei dettagli che intorno alle 17 due uomini si erano presentati alla sua porta con un calendario in mano della Croce Gialla chiedendo un contributo.

Lei aveva preso dalla borsetta tutti gli spicci che aveva – circa sei euro – consegnandoglieli. Poi, però, si era insospettita in quanto i due, contrariamente a quanto avevano asserito, ovvero che sarebbero passati negli altri appartamenti, dopo aver ricevuto il denaro scendevano frettolosamente le scale dileguandosi. Così si era accorta della sparizione della banconota fa 50 euro tenuta sotto un peluche sul mobile vicino alla porta d’ingresso.

Nell’occasione, gli agenti appuravano che nessun incaricato della Croce Gialla di Ancona gira per le case per vendere i calendari o riscuotere offerte, in quanto questi vengono lasciati nelle cassette della pubblicità dei condomini.

Per tale motivo i due soggetti venivano arrestati oltre che per il furto in abitazione anche per la truffa ai danni della signora, aggravata dalla minorata difesa atteso che la donna era anche invalida; il denaro rinvenuto nei portafogli dei due uomini, 85 euro, veniva sequestrato in quanto ritenuto frutto dell’attività illecita. Venivano anche deferiti per resistenza e minacce a pubblico ufficiale dal momento che avevano aggredito gli agenti opponendosi all’arresto.

F. L. 48 anni e F. N. 23 anni, osimani, venivano arrestati e posti agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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