Delitto Sarchiè: il 29 maggio, a Roma, terzo grado di giudizio in Cassazione

La vedova Ave Palestini teme un’ulteriore riduzione di pena per gli assassini di suo marito: Giuseppe e Salvatore Farina

San Benedetto del Tronto, 23 maggio – Pietro Sarchiè, 61 anni, nato a Porto San Giorgio e residente a San Benedetto del Tronto, era sposato con Ave Palestini e padre di due figli, Yuri e Jennifer.  Era un venditore ambulante di pesce. Quella vita la faceva da 40 anni – era prossimo alla pensione al momento dei fatti – e prima di lui l’avevano fatta suo padre, sua madre, i suoi nonni e gli zii.

Pietro Sarchiè era, fino al 18 giugno 2014,  quando nella sua vita sono entrati Giuseppe e Salvatore Farina, rispettivamente padre e figlio. Ufficialmente, muratore il primo, venditore di pesce il secondo.

Pietro Sarchiè e il suo furgone frigo

Quel 18 giugno 2014 Pietro Sarchiè è stato assassinato a Sellano di Pioraco, nel maceratese, in un agguato che secondo la procura di Macerata gli è stato teso dai Farina: otto colpi di pistola di cui sei andati a segno e uno, quello mortale, sparato alla testa da distanza ravvicinata dopo che l’arma era stata ricaricata. Movente, eliminare la concorrenza del Sarchiè nella vendita del pesce.

Il pivellino ventenne Salvatore Farina, che si mette a fare il venditore ambulante di pesce e che trova sulla sua strada un Pietro Sarchiè che lo fa da quarant’anni. Una concorrenza quasi impossibile da vincere, se non eliminando letteralmente e fisicamente l’esperto e stimato concorrente.

Ed è proprio questo che hanno messo in pratica i Farina padre e figlio quel maledetto 18 giugno 2014. E a questa conclusione hanno portato le indagini e le prove raccolte minuziosamente dalla procura maceratese: il finto incidente inscenato dai Farina per bloccare il furgone di Pietro; gli otto colpi di pistola sparati; il corpo di Pietro bruciato e sepolto in un cascinale abbandonato in frazione Valle dei Grilli a San Severino; il suo furgone frigo smontato in più di 150 pezzi sparsi ovunque… Con le celle telefoniche che avevano agganciato i cellulari degli assassini dimostrando che erano nello stesso luogo durante le fasi dell’omicidio.

I Farina padre e figlio nel momento dell’arresto

Il 13 gennaio 2016 arriva la sentenza di 1° grado: ergastolo con isolamento diurno per i Farina per concorso in omicidio, poi ridotto al semplice ergastolo per via del rito abbreviato.

Il 29 marzo 2017 processo d’appello in Ancona:  la Corte conferma l’ergastolo in primo grado per Giuseppe Farina ma lo riduce a 20 anni di carcere per Salvatore. A pesare sulla decisione della Corte, la giovane età del reo e il fatto che fosse incensurato al tempo del delitto.

Il prossimo 29 maggio, in Cassazione a Roma, ci sarà il terzo grado di giudizio. Il procuratore generale delle Marche Sottani e il pm di Ancona Napolillo hanno fatto ricorso per i 20 anni di pena dati a Salvatore, perché ritengono che in questo caso non doveva essere data l’attenuante della giovane età.

Va ricordato, che il giudice di primo grado diede l’ergastolo a Salvatore Farina, non accettando proprio  l’attenuante della giovane età.

da sinistra: Ave Palestini, Jennifer e Yuri, rispettivamente moglie, figlia e figlio di Pietro Sarchiè

Ave Palestini ha paura. Paura che in Cassazione, martedì prossimo, agli assassini di suo marito venga ridotta ulteriormente la pena. Una eventualità che non riuscirebbe a sopportare.

«Salvatore Farina e suo padre Giuseppe, insieme hanno premeditato, organizzato ed eseguito l’omicidio di mio marito – afferma Ave Palestini – Prima, durante e dopo. Salvatore, in tutto il suo percorso omicidiario, è sempre stato lucido e spietato, convinto e consapevole di ciò che stava facendo, senza dimostrare mai nessun tipo di pentimento. Neanche durante gli interrogatori».

Non ne può più Ave Palestini. Vuole giustizia piena e completa, per suo marito, per sé e per i suoi figli, e per raggiungere un minimo di serenità. Una condanna esemplare e duratura per chi le ha portato via per sempre il marito: «Questi mostri senza cuore – conclude – hanno fatto una cosa orrenda, hanno distrutto una bella e sana famiglia per motivi così futili da non credere: invidia e concorrenza sul lavoro. Sono indifendibili!»


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Procida Capitale Cultura 2022, Ancona non ce l’ha fatta!

Il sindaco Valeria Mancinelli: “il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti”


Ancona, 18 gennaio 2021 – Nella mattinata odierna la commissione del MiBACT presieduta da Stefano Baia Curioni ha proclamato la città di Procida (foto) Capitale italiana della Cultura per il 2022. All’annuncio dato dal ministro Dario Franceschini, sull’isola si è scatenato un tifo da stadio.

I complimenti della commissione, al termine della cerimonia d’assegnazione, sono andati tutti al sindaco Raimondo Ambrosino e al suo staff. La motivazione ha premiato la congiunzione tra il valore del progetto, la sostenibilità economica e le sue ricadute socio culturali. «Siamo strafelici – ha esultato fra le lacrime il sindaco Ambrosino – è un’opportunità storica per noi, per tutte le isole e per l’Italia meno in luce».

Delusione per la città di Ancona, anche se mascherata da ottimismo. La città dorica non ce l’ha fatta a convincere i membri della commissione con il suo progetto incentrato tra l’altro sulla cultura dell’Altro, sull’intenzione di far diventare ordinario lo straordinario, come aveva spiegato l’assessore Paolo Marasca in sede di audizione con il MiBACT.

«È stata appena proclamata la Capitale italiana della cultura 2022. La scelta è caduta su Procida. Mi complimento con il collega sindaco e la comunità dell’isola – il commento ufficiale del sindaco Valeria MancinelliSiamo fieri delle parole del presidente della commissione che ha valutato i progetti e ne ha sottolineato il valore, non solo nazionale ma anche europeo. Siamo anche felici di come è stata motivata la scelta della capitale perché la linea su cui si è mossa Procida e il messaggio che ha voluto lanciare hanno molte affinità con il nostro. Dunque siamo sulla strada giusta. Come ho più volte ribadito il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti. E lo realizzeremo insieme».

Dunque, nonostante i suoi 2400 anni di storia ed un progetto ampio e variegato, Ancona non ce l’ha fatta. Bocciata per il secondo anno consecutivo dopo il primo tentativo del 2020. A batterla è stata Procida, una cittadina di poco più di 10mila abitanti che si affaccia sul mare del Golfo di Napoli, resa famosa a livello internazionale da Massimo Troisi che qui ha girato molte scene del film Il Postino.

Ancona e Procida, due città bagnate dal mare. 100mila abitanti contro 10mila. Con tutta probabilità, le acque del Golfo di Ancona sono diverse da quelle del Golfo di Napoli. Nonostante la delusione per un’opportunità mancata di crescita importante sul piano socio-culturale e turistico, dal capoluogo delle Marche un in bocca al lupo sincero a Procida: sull’isoletta il 2022 sarà un anno fantastico!

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