Da assuntore a spacciatore: la Mobile arresta giovane anconetano

In casa aveva più di un etto di droga e tutto l'occorrente per lo spaccio

Ancona – Arrestato dalla Mobile, sezione Antidroga, un giovane 23enne anconetano: G. G. colto in flagranza di reato per la detenzione ai fini di spaccio di marijuana – oltre un etto – e di 2600 euro circa in contanti, sicuro provento dell’attività.

Nonostante nel 2014 il giovane fosse stato già colto in una identica situazione, ma per uso personale, aveva continuato la sua frequentazione del mondo della droga facendo un salto di qualità: da assuntore a spacciatore.

Il materiale e lo stupefacente sequestrato a casa del giovane anconetano G. G.
Il materiale e lo stupefacente sequestrato a casa del giovane anconetano G. G.

Dopo una serie di minuziose attività investigative rivolte a monitorare i movimenti di G.G. e degli ambienti che frequentava, gli agenti in borghese della Mobile, convinti che avrebbero trovato droga in casa dello spacciatore, nella tarda mattinata di ieri hanno fatto irruzione nel suo appartamento, dove vive con la sorella e i genitori.

La ricerca dello stupefacente si è fermata alla camera da letto dell’arrestato, dove i poliziotti hanno rinvenuto 7 barattoli in vetro e due buste in cellophane per il sottovuoto, al cui interno vi era marijuana per complessivi 120 grammi; altre 2 buste di cellophane a chiusura ermetica con tracce di hashish e marijuana; ancora due buste di cellophane con fori di forma circolare e, per finire, 40 buste di cellophane trasparente.

Oltre alla droga e al materiale suddetto per il confezionamento e lo spaccio, gli agenti hanno sequestrato circa 2600 euro. Provenienti sicuramente dall’illecita attività di spaccio dal momento che il giovane risulta disoccupato.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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