Conerobus, nuovi atti vandalici: deturpati i sedili di quattro nuovi mezzi

L’azienda ha sporto denuncia e consegnato alle forze dell’ordine i filmati delle telecamere di videosorveglianza. Papaveri: “Importante il percorso di sensibilizzazione avviato nelle scuole”

Ancona, 1 marzo 2019 – Nuovi atti vandalici sui mezzi di Conerobus. Nell’ultimo mese la società per la mobilità intercomunale di Ancona e provincia ha rilevato altri episodi di danneggiamento a bordo di quattro autobus, che fanno parte della nuova flotta.

Siamo profondamente amareggiati – afferma il presidente di Conerobus Muzio Papaverida questi comportamenti inqualificabili, che arrecano danno sia all’azienda che alla collettività. Dal canto nostro, oltre a denunciare, proseguiamo nel percorso di sensibilizzazione al rispetto delle regole, in particolare nelle scuole, che riteniamo fondamentale per scuotere le coscienze e sensibilizzare i ragazzi. Recentemente, in seguito agli atti di vandalismo verificatisi sul bus extraurbano per Loreto, abbiamo incontrato gli studenti dell’alberghiero Einstein Nebbia. Un confronto produttivo che contiamo di ripetere con altre realtà scolastiche”.

Tra il 5 e il 26 febbraio i vandali hanno preso di mira quattro veicoli, due impiegati lungo le tratte extraurbane Ancona – Jesi e Ancona – Montemarciano (linee I e B), e due in servizio sulla linea urbana 24 che collega il centro con la Baraccola.

L’azienda ha sporto denuncia ed ha consegnato alle forze dell’ordine i filmati delle telecamere di videosorveglianza interna, di cui i nuovi bus sono dotati. I mezzi sono stati deturpati con bruciature sui sedili e scritte impresse utilizzando vernice spray.

 

redazionale

 


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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