Cgil Cisl e Uil condannano le dichiarazioni di Ciccioli e Filisetti

Sui temi dell’aborto e dei campi di prigionia toccati dal capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia e dal direttore dell’Ufficio scolastico regionale

Ancona, 29 gennaio 2021 – “In un momento tanto difficile, nel quale tutti sono chiamati a garantire il necessario senso di responsabilità, giudichiamo gravissime, fuori luogo e preoccupanti le affermazioni che in questi giorni sono state pronunciate da rappresentanti istituzionali”.

Apre così la nota di condanna a firma Cgil Cisl Uil, riferita alle dichiarazioni fatte da Carlo Ciccioli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, e da Marco Ugo Filisetti, direttore dell’Ufficio scolastico regionale, in merito a temi come l’aborto o ai campi di prigionia tedeschi nell’ultima guerra mondiale.

«Sono a dir poco sconcertanti – continua la dichiarazione dei tre sindacati marchigiani – le dichiarazioni del capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale Carlo Ciccioli che, dopo ciò che ha affermato in sede istituzionale in merito all’aborto, ha ritenuto opportuno rincarare la dose sostenendo la tesi primatista del rischio di sostituzione etnica, accostando il tema della denatalità alla necessità di revisione della Legge 194. Parole deliranti da stigmatizzare con forza che rievocano tragiche memorie del passato, pronunciate proprio nel Giorno della Memoria. Peraltro, il consigliere Ciccioli farebbe bene a guardare i numeri, visto che il calo demografico colpisce, nelle Marche come nel resto del Paese, più i cittadini stranieri che quelli italiani. Forse bisognerebbe chiedersi quali sono davvero le cause di un fenomeno cosi complesso come la denatalità».

Dopo Ciccioli, le tre sigle sindacali mettono all’indice anche Filisetti.

«Ennesima uscita, maldestra nei contenuti e nel linguaggio, del direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Marco Ugo Filisetti che, sempre in merito alla Giorno della Memoria, non ha perso l’occasione per operare una revisione storica dei fatti. Nel ricordare il tragico sterminio del popolo ebraico, ha rimarcato anche la presenza nei campi di prigionia di militari italiani catturati dopo l’8 settembre del 1943, dimenticando invece che la drammatica operazione di internamento nei lager fu sistematicamente operata anche sugli oppositori politici al regime, sulle minoranze etniche e religiose, sugli omosessuali ed i disabili. Oltre a ciò, Filisetti denigra l’attualità definendo l’oggi come “il trionfo della trippa”… Uno scadimento di contenuti e di linguaggio di cui la collettività farebbe volentieri a meno e dai quali le Segreterie di Cgil, Cisl, Uil Marche ritengono di dover pubblicamente prendere le distanze».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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