Castelsantangelo sul Nera – Le dichiarazioni scollate dalla realtà del Presidente Mattarella

Luca Grafner, videomaker, testimonia con un video la reale situazione dei fatti nel borgo dimenticato

MacerataLuca Grafner si occupa di videoproduzioni. È di Avellino e attualmente lavora come operatore e montatore presso Striscia la notizia in Mediaset. A dicembre 2016 è andato in provincia di Macerata per dare un aiuto concreto ai Comuni colpiti dal sisma.

Luca Grafner

Si è concentrato, in particolare, sulla realtà di Castelsantangelo sul Nera un borgo completamente raso al suolo. E, ovviamente, ha girato parecchio materiale, conosciuto un sacco di persone e instaurato con esse rapporti particolari che durano a tutt’oggi.

Ieri, dopo aver visto sui media nazionali l’ennesima visita del Presidente Sergio Mattarella ad Amatrice, e dopo averlo ascoltato ha deciso di fare qualcosa. (“lo Stato farà per intero la sua parte, non vi abbandonerà mai, voi perciò resistete” le parole del Presidente).

Il Presidente Sergio Mattarella durante la visita di ieri alle zone terremotate ((da Meteoweb, foto LaPresse)

«Ho visto i servizi – spiega Luca Grafner – e ascoltato le parole del Presidente molto scollate dalla realtà dei fatti. Così, ho preso le immagini aree girate a dicembre a Castelsantangelo sul Nera e ho creato un videoclip di denuncia. Dal momento che lì in otto mesi non è cambiato nulla». (guarda il video qui sotto)

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L’intento di Luca è quello di testimoniare come stanno davvero le cose, a differenza di ciò che viene detto o dato ad intendere, con la speranza di: «Amplificare il più possibile la voce di un popolo che, nonostante le rassicurazioni di Mattarella, si sente più che abbandonato


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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