Carabinieri, cambio al vertice del Comando provinciale di Ancona

Il Colonnello Cristian Carrozza passa il testimone al parigrado Carlo Lecca

Ancona, 22 agosto 2021 – Dopo tre anni passati al Comando dei Carabinieri della provincia di Ancona, il Colonnello Cristian Carrozza, a fine mese, lascerà l’incarico per essere destinato, quale Capo Ufficio, al Comando Generale dell’Arma in Roma.

Sotto la guida dell’Ufficiale, originario di Sulmona, il reparto, nel triennio 2018/2021, ha condotto numerose operazioni di servizio, alcune delle quali riferite a gravissimi fatti di cronaca: l’arresto dei 6 presunti autori della cosiddetta “Strage di Corinaldo” dell’8 dicembre 2018, tutti condannati in primo grado a pene esemplari; gli arresti degli autori degli omicidi Scarponi, Martedì e Pasquini commessi in Jesi, Ancona e Senigallia.

Il Colonnello Cristian Carrozza lascia il comando del provinciale di Ancona

Intensa, per Carrozza, anche l’attività di contrasto al crimine in genere messa in atto tramite le articolazioni dell’Arma in provincia, dove i carabinieri sono presenti con 5 Compagnie, una tenenza e 38 Stazioni, e che ha prodotto quasi 2.000 arresti e la denuncia di oltre 10 mila persone. Tra queste, una parte preponderante riguarda il contrasto alle sostanze stupefacenti, che ha portato all’arresto complessivo, nello stesso periodo, di 332 persone ed alla denuncia di altre 924. Oltre ai reati contro il patrimonio, furti in particolare, dove le operazioni di servizio hanno portato alla luce diverse organizzazioni criminali i cui componenti, provenienti anche da altre regioni, sono stati tutti assicurati alla giustizia e spesso con il recupero della refurtiva.

Al Colonnello Carrozza subentrerà nel comando del provinciale il parigrado Carlo Lecca, proveniente dal Gruppo Carabinieri di Aosta. 53enne, siciliano, coniugato con cinque figli, laureato in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza, il nuovo comandante ha una vasta esperienza nell’Arma Territoriale ed in polizia giudiziaria, avendo comandato, in successione, il Norm della Compagnia di Reggio Calabria, le Compagnie di Melito Porto Salvo e Reggio Calabria, la Sezione Anticrimine di Catanzaro e la Compagnia di Livorno.  Ha retto il Gruppo Carabinieri di Aosta per due anni, dopo un incarico allo  Stato Maggiore del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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