Ascoli Piceno – Al fianco delle donne contro la violenza

Nelle Marche, sei donne ogni 10.000 residenti si sono rivolte ai Centri antiviolenza. 471 nel 2019: ad Ancona e Pesaro Urbino rispettivamente il 29,5% e 30,1%; ad Ascoli Piceno il 13,2%, a Fermo il 12,3% e a Macerata il il 14,9%

Ascoli Piceno, 22 novembre 2020 – Quasi alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, fissata per il 25 novembre, Associazione Giovanile Picena, Coop Alleanza e Cooperativa On The Road hanno voluto realizzare una iniziativa di sensibilizzazione su un tema così importante.

Il progetto è stato realizzato grazie all’1% della spesa di prodotti Solidal Coop per tutto il mese di novembre, ed ha permesso ai partecipanti di conoscere i servizi erogati dalle operatrici della Cooperativa On The Road ed in particolare l’ubicazione dei Centri antiviolenza sul territorio e le attività svolte.

Nel 2019 i cinque Centri Antiviolenza delle Marche hanno registrato 471 casi di donne vittime di violenza che si sono rivolte ai loro servizi. Si tratta di tutti i nuovi contatti del 2019, ossia donne che si sono rivolte ai CAV tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2019, escludendo quelle che, già rivoltesi al Centro antiviolenza prima dell’inizio del 2019, nell’anno hanno continuato il loro percorso con il centro stesso.

Analogamente agli anni precedenti, la casistica distribuita nei Centri Antiviolenza provinciali si concentra maggiormente nelle province di Ancona e Pesaro Urbino (rispettivamente 29,5% e 30,1%), e in minor misura nei restanti Centri (Ascoli 13,2%; Fermo 12,3%; Macerata 14,9%). Leggendo tali dati in rapporto alla popolazione, risulta che nella media regionale 6 donne ogni 10.000 residenti si sono rivolte ai Centri antiviolenza con una differenziazione territoriale che fa registrare il valore massimo in provincia di Pesaro Urbino (quasi 8 ogni 10.000 residenti) e il minimo in provincia di Macerata (circa 4,4 ogni 10.000 residenti).

Proprio questi dati dimostrano la necessità di iniziative di sensibilizzazione proprio sul tema della violenza contro le donne ma anche far conoscere i servizi che è possibile ricevere nel caso si sia ricevuta una qualsiasi forma di violenza.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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