Anziani, fuggi fuggi generale all’estero dove la pensione vale doppio

Tunisia la più gradita, seguono Colombia e Filippine

Roma. È la Tunisia l’eldorado dei pensionati italiani. Subito dopo vengono Colombia e Filippine. Dopo ancora la Repubblica dominicana e la Romania. A rivelarlo è l’Inps con la statistica della crescita degli assegni pagati all’estero. Nell’ultimo anno, la Tunisia ha fatto registrare + 479%. La Colombia si è assestata sul 75%, come le Filippine. Sulla stessa percentuale, ma al 55%,  la Repubblica dominicana e la Romania.

Crescono sempre più i pensionati italiani che scelgono l'estero per garantirsi una migliore qualità della vita
Crescono sempre più i pensionati italiani che scelgono l’estero per garantirsi una migliore qualità della vita

Dai vertici della classifica, non emergono gli altri paradisi classici per pensionati, dalle Canarie alla Bulgaria, vero e proprio stato pioniere dell’esodo, avviato una decina d’anni fa. A questi si deve aggiungere anche il Portogallo, che soltanto negli ultimi tempi ha varato politiche per attrarre i vecchietti, in Italia tartassati da tasse e caro vita.

I dati sono contrastanti. C’è chi afferma che negli ultimi tre anni sono stati in 5000 i pensionati a lasciare l’Italia, e chi dice che sono più di 6000 soltanto nell’ultimo biennio. Quello che risulta chiaro è che sono già 470.000 i pagamenti che l’Inps fa alle banche estere.

In certi paesi stranieri la pensione pagata dall'Inps quasi raddoppia il potere d'acquisto
In certi paesi stranieri la pensione pagata dall’Inps quasi raddoppia il potere d’acquisto

I motivi sono chiari. In certe nazioni la pensione lievita.

In Tunisia, ad esempio, grosso modo si paga in un  anno quello che in Italia si paga in un mese. A questo si deve aggiungere che il costo della vita è dimezzato. Ad esempio, la benzina costa 0,70 euro al litro. Poi, per i pensionati stranieri viene fornita l’assistenza sanitaria gratuita. Infine, il Paese è molto vicino all’Italia e ben collegato con voli e traghetti per la Sicilia.

A far cadere le scelte su altre nazioni, sono più o meno i medesimi motivi. Anche in Portogallo, che fa parte dell’Unione europea, si è capito che attrarre redditi esteri comporta grandi vantaggi locali. Aumentano i consumi e, in modo relativo, il benessere di tutti, dal panettiere all’idraulico.

Così, se in patria con la pensione si sopravvive e male, all’estero ci si può permettere anche il ristorante tutte le sere o la tranquillità di avanzare ancora qualcosa.

In Paesi come
In Paesi come Tunisia, Colombia e Filippine un pensionato italiano può permettersi il lusso di andare al ristorante e mettere da parte qualche soldo

Perché lo Stato non ha ancora preso iniziative per far star meglio chi ha abbandonato il mondo del lavoro? È chiaro, le cose ha cui pensare sono più importanti, dalla riforma costituzionale alla legge elettorale. Se già i cervelli dei giovani in fuga interessano poco, figurarsi quelli dei vecchietti, che potrebbero pure essere bolliti… Ma di questo passo, il capitale che se ne va altrove è destinato ad aumentare. Quel che paga l’Inps non ritorna nel circolo dei consumi locali.

Così, la discesa verso l’impoverimento collettivo è scontata. Presto, conterà ben poco non essere un paese per vecchi e non esserlo mai stato per i giovani.


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi